“Non li abbiamo più visti riemergere. È stato allora che abbiamo capito che qualcosa non andava”.
È il racconto drammatico di chi si trovava a bordo del Duke of York, lo yacht dove si è consumata la tragedia che ha sconvolto le Maldive e l’Italia: la morte di cinque sub italiani durante un’immersione nelle grotte profonde dell’atollo di Vaavu.
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Mentre le indagini cercano di chiarire cosa sia successo a cinquanta metri di profondità, gli amici e i compagni di spedizione delle vittime rompono il silenzio e raccontano le ore terribili successive alla scomparsa del gruppo.
“Il mare era perfetto, nessun maltempo”

Chi era presente a bordo respinge con forza l’ipotesi che la tragedia sia stata causata dal cattivo tempo o da condizioni meteo proibitive.
“Il mare era perfetto. Nessuna perturbazione, nessuna allerta, visibilità ottima”, racconta Stefano Vanin, professore associato di Zoologia dell’Università di Genova presente sulla nave.
Secondo i testimoni, quella mattina il gruppo si era diviso.
Gli studenti e i ricercatori universitari stavano effettuando immersioni scientifiche in aree considerate più sicure e controllate, seguiti dalle guide.
I cinque sub morti, invece, avevano scelto un’immersione separata in una zona di grotte profonde vicino all’atollo di Vaavu.
“Erano tutti molto esperti. Sapevano perfettamente dove stavano andando”, raccontano alcuni passeggeri ancora sotto shock.
Il segnale che non è mai arrivato
L’immersione avrebbe dovuto durare meno di un’ora.
Ma verso mezzogiorno qualcosa ha iniziato a preoccupare l’equipaggio e gli altri sub presenti sulla barca.
Il primo segnale di allarme è stato l’assenza del classico pallone di segnalazione che i subacquei aprono una volta tornati in superficie.
“Ci siamo accorti subito che qualcosa non andava perché non vedevamo nessun pallone riemergere”, racconta una testimone.
A quel punto sono partite immediatamente le ricerche attorno alla zona dell’immersione, seguite dall’allarme alle autorità maldiviane e alla Farnesina.
“I soccorsi sono arrivati dopo quasi tre ore”
Secondo quanto ricostruito dai presenti, le squadre di emergenza avrebbero impiegato circa due ore e mezza o tre ore per raggiungere l’area.
Un tempo che ha alimentato polemiche e dubbi, anche se chi si trovava sulla barca invita a considerare le enormi distanze tra gli atolli maldiviani.
“Qui i soccorsi arrivano via mare e possono impiegare ore”, spiega una passeggera.
Ma molti ormai temevano già il peggio.
“La speranza è finita quando hanno trovato il primo corpo”, racconta chi era presente.
Chi erano le vittime
Tra le vittime c’erano la docente universitaria Monica Montefalcone, 51 anni, la figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, i ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, entrambi di 31 anni, e Gianluca Benedetti, istruttore e capobarca esperto delle Maldive.
Secondo le prime ricostruzioni, il corpo di Benedetti sarebbe stato il primo recuperato.
Alcuni media parlano di una possibile bombola scarica, ma le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente le cause della tragedia.
Le indagini sulle grotte profonde
Gli investigatori maldiviani stanno ora cercando di capire cosa possa essere accaduto durante l’esplorazione delle grotte a circa cinquanta metri di profondità.
Tra le ipotesi al vaglio ci sono problemi tecnici, disorientamento nelle cavità sommerse, consumo anomalo dell’ossigeno o possibili difficoltà durante la risalita.
Nel frattempo, a bordo del Duke of York resta un clima devastato dal dolore.
“Siamo tutti sconvolti”, ripetono i compagni di viaggio, ancora incapaci di accettare quanto accaduto nelle acque dell’Oceano Indiano.