giovedì, Maggio 21

Caos nelle stazioni per i cartelloni anti-Meloni di Italia Viva: “Censura”

La nuova campagna pubblicitaria di Italia Viva contro Giorgia Meloni è diventata un vero caso politico nazionale. I manifesti comparsi nelle principali stazioni ferroviarie italiane hanno acceso polemiche immediate tra accuse di censura, ironia politica e tensioni tra opposizione e governo.

Al centro della bufera ci sono alcuni slogan lanciati dal partito guidato da Matteo Renzi nell’ambito della campagna per il 2×1000. Frasi provocatorie, realizzate con una grafica che richiama volutamente il periodo fascista, proiettate sui maxi-schermi di stazioni come Roma Termini e Milano Centrale.

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Tra le scritte che hanno fatto più discutere compare: “QVANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo”.

La richiesta di modificare la campagna

Nel corso della giornata, la società Grandi Stazioni Retail, che gestisce gli spazi pubblicitari nei principali scali ferroviari italiani, ha chiesto a Italia Viva di modificare i contenuti della campagna per poter ottenere il rinnovo dell’autorizzazione. Una decisione che il partito di Matteo Renzi ha definito immediatamente come un atto di censura politica.

“Ci tuteleremo in tutte le sedi, legali e istituzionali”, hanno fatto sapere da Italia Viva, parlando di una violazione della libertà di espressione prevista dalla Costituzione.

La vicenda ha rapidamente assunto una dimensione nazionale, trasformandosi in uno scontro politico tra maggioranza e opposizione.

Gli slogan contro Giorgia Meloni

La campagna pubblicitaria punta direttamente contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oltre allo slogan sui ritardi ferroviari, altri cartelloni mostrano frasi come: “QVANDO C’ERA LEI i giovani scappavano dall’Italia” e “QVANDO C’ERA LEI l’Italia era meno sicura”.

L’utilizzo della grafica e del carattere tipografico richiama volutamente la propaganda del periodo fascista, elemento che ha contribuito ad alimentare ulteriormente le polemiche.

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