martedì, Luglio 21

Terremoto magnitudo 5.8 al largo dell’Oregon

La terra torna a tremare, e lo fa proprio in una delle zone più sorvegliate e temute dell’intero pianeta. Una forte scossa di terremoto è stata registrata nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo della costa occidentale degli Stati Uniti. Un’area che, per la sua natura instabile, tiene da sempre con il fiato sospeso i geologi di tutto il mondo.

I sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno rilevato un sisma di magnitudo 5.8 al largo dello Stato dell’Oregon, in un tratto di mare dalla geodinamica particolarmente complessa.

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Dove e quando è avvenuta la scossa

L’evento sismico si è verificato alle 12:53 ora italiana, corrispondenti alle 04:53 del mattino lungo la costa nord-occidentale americana. Secondo i dati elaborati, l’ipocentro è stato localizzato a una profondità di appena 9 chilometri sotto il fondale oceanico.

Una scossa quindi molto superficiale, un dettaglio tutt’altro che secondario quando si parla di terremoti e che aiuta a comprenderne la dinamica.

Il motore nascosto sotto l’oceano

Ma perché proprio lì? Il Nord-Ovest degli Stati Uniti è uno dei settori geologicamente più attivi e studiati al mondo. I terremoti che colpiscono quest’area, in particolare al largo dell’Oregon e a nord della California, nascono dall’incessante interazione tra diverse placche tettoniche.

A ovest del continente americano, infatti, la Placca di Juan de Fuca e la Placca di Gorda si scontrano e si immergono lentamente al di sotto della massiccia Placca Nordamericana. Un processo silenzioso ma inarrestabile, che accumula tensioni enormi.

Subduzione e faglie: il quadro completo

Questo fenomeno, noto in geologia come subduzione, genera un gigantesco accumulo di energia che le rocce devono periodicamente liberare sotto forma di onde sismiche. A complicare il quadro intervengono importanti faglie, come la Zona di Frattura di Blanco, situata molto vicino al fondale interessato dalla scossa di oggi.

I movimenti lungo queste fratture avvengono per scivolamento laterale e producono frequentemente scosse molto superficiali, esattamente come quella registrata oggi a soli 9 chilometri di profondità.

L’ombra del megasisma del 1700

È qui che il discorso si fa inquietante. Tutta questa configurazione fa parte della colossale Zona di Subduzione della Cascadia, una faglia estesa per quasi 1000 chilometri e dal potenziale distruttivo spaventoso.

I geologi hanno trovato prove inconfutabili del fatto che, nel gennaio del 1700, l’area fu sconvolta da un catastrofico megasisma stimato tra magnitudo 8.7 e 9.2. Un evento talmente potente da generare uno tsunami capace di attraversare l’intero Oceano Pacifico e di abbattersi, dall’altra parte del mondo, persino sulle coste del Giappone.

Perché la scossa di oggi non deve spaventare

Nonostante questi precedenti da brivido, la scossa odierna di magnitudo 5.8 è risultata fortunatamente innocua per i centri abitati. Anzi, secondo gli esperti eventi di questa intensità rappresentano una sorta di preziosa “valvola di sfogo”.

Scosse di questa fascia di magnitudo, infatti, si verificano con regolarità al largo della costa e contribuiscono a scaricare progressivamente le immense pressioni in gioco. Un meccanismo naturale che, paradossalmente, allenta la tensione accumulata.

Resta però il monito di fondo: il Nord-Ovest americano rimane uno dei territori geologicamente più vivi e dinamici del pianeta. Una zona dove la terra non smette mai davvero di muoversi e dove ogni scossa, anche la più innocua, ricorda agli scienziati quanto sia importante non abbassare mai la guardia. Perché sotto quel tratto di oceano apparentemente tranquillo continua a lavorare una delle macchine sismiche più imponenti del mondo.