lunedì, Giugno 15

Patentino antifascista, Cacciari attacca: “Delirio e follia”. La rivolta degli intellettuali

Continua a far discutere il cosiddetto patentino antifascista richiesto dalla fiera dell’editoria “Più libri più liberi”. Dopo le dure critiche di Giorgia Meloni, a schierarsi contro l’iniziativa sono ora anche alcuni tra i più noti intellettuali di sinistra e diversi giornalisti, dando vita a un acceso dibattito che attraversa gli schieramenti.

L’affondo di Cacciari

Leggi anche:Sondaggio SWG per il TgLa7, l’effetto Vannacci scuote gli equilibri del centrodestra

Leggi anche:Retroscena politico, Renzi avrebbe spinto Vannacci fuori dalla Lega: il caso agita il centrodestra

Leggi anche:Convention di Futuro Nazionale, è polemica per il “camerati” dal palco

In prima linea si è collocato il filosofo Massimo Cacciari, che ha definito la richiesta “un delirio e una follia”. Secondo il pensatore, gli organizzatori avrebbero perso il senso della misura, paragonando la dichiarazione da firmare a quella con cui si attesta di non appartenere a organizzazioni criminali.

Cacciari ha spinto oltre la sua critica, ipotizzando provocatoriamente che, di questo passo, in futuro si possa arrivare a richiedere dichiarazioni di schieramento contro questo o quel leader internazionale. Un meccanismo che, a suo giudizio, supera ogni limite accettabile.

Le parole di Canfora

Sulla stessa linea il professore Luciano Canfora, docente di Lettere antiche, che ha bollato la vicenda come qualcosa che “fa ridere”, ricordando come gli editori non siano partiti politici. Pur ribadendo di considerare l’antifascismo un valore positivo, ha sottolineato che un editore fa impresa e non è un funzionario pubblico tenuto a giurare sulla Costituzione.

A sostegno della sua tesi, Canfora ha citato un aneddoto relativo allo storico Franco Cardini, che alla domanda se fosse antifascista avrebbe risposto, con ironia, “lo diventerò”. Per il professore, la richiesta resta una decisione “dissennata”, esposta a critiche di ogni tipo.

Il fronte degli intellettuali

Critico anche il filosofo Simone Regazzoni, secondo cui la cultura è lo spazio libero del confronto tra tutte le idee, e solo in uno Stato etico o totalitario si possono chiedere dichiarazioni di fede politica agli operatori culturali. Le ha definite “piccoli ricatti morali” che avviliscono la cultura.

Profonda indignazione anche da parte del sociologo Luca Ricolfi, per il quale è il principio stesso a essere sbagliato e “profondamente illiberale”: in una società libera, ha spiegato, si può chiedere a un cittadino di certificare dei fatti, ma non i propri convincimenti, che restano insindacabili.

Le voci del giornalismo

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.