Un’istantanea nitida e per certi versi sorprendente degli umori che attraversano gli elettorati dei due principali partiti italiani. L’ultimo sondaggio Noto, realizzato per la trasmissione Porta a Porta su Rai 1, mette in luce paletti, veti e inattese aperture delle basi di Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni.
Il M5S e l’accordo con il PD

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Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle emerge un orientamento chiaro verso l’alleanza progressista, seppur con confini identitari ben definiti. La maggioranza assoluta degli intervistati è favorevole a un accordo strutturale con il Partito Democratico: il 57% si dice d’accordo, contro il 37% di contrari e un 6% di indecisi.
Interessante anche il nodo della leadership. Di fronte allo scenario di una coalizione guidata ufficialmente da Elly Schlein anziché da Giuseppe Conte, la base pentastellata non si spacca: il 54% voterebbe comunque per il M5S all’interno del Campo Largo, mentre i contrari si fermano al 36% e i “non saprei” salgono al 10%.
Il muro contro Italia Viva
Se sul nome di Schlein prevale il pragmatismo, il discorso cambia radicalmente quando si parla di Matteo Renzi. Il sondaggio certifica un netto sbarramento: ben il 64% degli elettori del Movimento è fermamente contrario ad accogliere Italia Viva nella coalizione.
Solo il 22% darebbe il via libera all’ingresso del partito renziano, mentre il 14% non si esprime. Un dato che testimonia quanto la diffidenza verso Renzi resti un elemento radicato nell’elettorato grillino, capace di condizionare le future trattative nel campo progressista.
Fratelli d’Italia e il rebus Vannacci
Sul fronte opposto, gli elettori di Fratelli d’Italia sono stati chiamati a valutare due possibili allargamenti della coalizione di centrodestra. E nonostante la forte crescita mediatica del generale Roberto Vannacci, la base del partito di maggioranza relativa frena bruscamente sul suo ingresso.
Il 45% degli elettori di FdI si oppone infatti all’ingresso di Futuro Nazionale nel centrodestra, mentre i favorevoli si fermano al 33%, con una quota molto alta di indecisi, pari al 22%. Un segnale di cautela che potrebbe pesare sulle future strategie di Giorgia Meloni.