martedì, Giugno 30

Commissione Covid, Bignami (FdI) si dimette per essere audito e sfida Conte. Lui replica: “Chiedo di parlare da due anni”

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid diventa terreno di un duro scontro politico tra Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, ha annunciato le proprie dimissioni dalla commissione per potersi sottoporre all’audizione, chiamando direttamente in causa il leader del M5s Giuseppe Conte. Quest’ultimo ha replicato con una lettera ai presidenti delle Camere, rivendicando di chiedere da quasi due anni di essere ascoltato.

La mossa di Bignami

Con una scelta che ha il sapore di una sfida politica, Bignami ha deciso di dimettersi da componente della commissione proprio per superare l’ostacolo dell’incompatibilità che, secondo la sua ricostruzione, impedirebbe ai membri di essere auditi. “Dimettendomi viene a cadere l’incompatibilità di cui altri si fanno scudo, per rispondere a tutte le domande che i commissari vorranno pormi sulle vicende a me note”, ha dichiarato.

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Il capogruppo ha poi rivolto un esplicito appello al leader del M5s: “Mi auguro che questo possa essere da esempio anche per Giuseppe Conte, che continua a nascondersi dietro l’immunità che gli garantisce l’essere componente della commissione”. Un affondo che punta a mettere l’ex premier di fronte alla richiesta di farsi ascoltare.

La replica di Conte

La risposta di Conte non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso una lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato. Il leader del M5s ribalta completamente la ricostruzione di FdI: “Da settimane Fratelli d’Italia cerca di costruire una narrazione falsa sul mio conto, arrivando persino a sostenere che mi sottragga alla Commissione Covid. La verità è esattamente l’opposto”.

Secondo Conte, la sua disponibilità a essere ascoltato risalirebbe all’ottobre 2024, quando avrebbe scritto al presidente della commissione Marco Lisei senza ricevere, a suo dire, alcun seguito concreto. “Da quasi due anni chiedo di essere ascoltato e continuo a non ricevere risposta”, ha scritto, accusando la maggioranza di averlo attaccato pubblicamente invece di calendarizzare l’audizione richiesta.

L’offerta di dimissioni condizionata

Nella lettera, Conte prova a sciogliere il nodo procedurale con una proposta: dichiara che, una volta conosciute le modalità dell’audizione e concordata la data, presenterà le proprie dimissioni da componente immediatamente prima di essere ascoltato. Chiede però al presidente della Camera Lorenzo Fontana di farsi garante del suo successivo reinsediamento in commissione, così da non rinunciare al proprio ruolo.

Le accuse sulla conduzione dei lavori

Il leader del M5s allarga poi il fronte alla gestione complessiva della commissione, ricordando come i capigruppo delle opposizioni abbiano già inviato due lettere per denunciare quella che definiscono una conduzione “faziosa” da parte del presidente Lisei, di cui chiedono le dimissioni. Tra le contestazioni, quella di aver consentito l’acquisizione di prove testimoniali senza la presenza dei rappresentanti dell’opposizione.

Si tratta di accuse politiche che la maggioranza respinge e che fanno parte di un confronto sempre più aspro. Sullo sfondo restano i temi al centro dei lavori della commissione, dalla gestione dell’emergenza pandemica agli appalti del periodo, su cui maggioranza e opposizione offrono letture radicalmente opposte.

Lo scontro in commissione

Il clima incandescente si era già manifestato in aula, con uno scontro tra esponenti di FdI e M5s che aveva portato alla sospensione della seduta per alcuni minuti. Un episodio che fotografa il livello di tensione attorno a un organismo parlamentare diventato uno dei principali campi di battaglia politici del momento.