lunedì, Luglio 13

Pd-M5S, la frattura sulla politica estera: “Conte ha il problema Di Battista”. Tensione nel campo largo

Sono passati giorni, ma il malumore per il mancato successo della piazza napoletana fatica a dissiparsi nel centrosinistra. Non tanto per le proteste dei disoccupati organizzati e dei militanti di Potere al popolo, che pure sono riusciti a rovinare la festa del “ritrovato” campo largo. Quanto per il messaggio arrivato dal palco di quella che doveva essere la prima manifestazione unitaria e si è trasformata nel suo contrario.

La giornata ha infatti reso evidente come Pd, M5S e Avs, su alcuni temi cruciali di politica estera — a partire dalla difesa dell’Ucraina — la pensino in modo quasi opposto. Con una novità che ha fatto scattare l’allarme al Nazareno.

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Le parole di Conte che agitano gli alleati

Fratoianni posta la foto del campo largo con Conte, Schlein e Bonelli: pioggia di sfottò

A pesare è stata la scelta di Giuseppe Conte di comiziare su ciò che divide invece che su ciò che unisce: il leader del Movimento ha battuto sulla “minaccia russa costruita” a tavolino e sul principio secondo cui “non possiamo continuare a buttare soldi nelle armi”. Parole che hanno provocato mal di pancia non solo tra i riformisti, ma anche nel drappello di parlamentari vicini a Elly Schlein.

La segretaria, come spesso accade, ha scelto di non replicare, ordinando ai suoi la consegna del silenzio. “Dobbiamo far passare la nottata”, è la linea trapelata. Ma stavolta l’operazione non si annuncia semplice.

L’affondo di Provenzano

Il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, a caldo aveva diffuso una dichiarazione netta seppur diplomatica, rivendicando posizioni “note, chiare e coerenti a ogni livello” a sostegno dell’Ucraina. Ma le successive critiche di alcuni esponenti 5S contro le sanzioni Ue, arrivate alla Biennale di Venezia, lo hanno spinto ad alzare i toni.

“È evidente che hanno alzato il tiro”, ha spiegato il deputato a Repubblica. Secondo Provenzano, “Conte ha il problema Di Battista, teme di essere scavalcato su alcune battaglie storiche del Movimento e non perde occasione per cavalcarle”. Anche a scapito della compattezza della coalizione, è il sottinteso.

Le critiche della minoranza dem

Stessa preoccupazione, con toni ancora più duri, è arrivata dalla minoranza interna al Pd. Giorgio Gori aveva subito denunciato posizioni “difficilmente conciliabili” su Kiev, mentre Filippo Sensi aveva attaccato direttamente gli alleati: “Hai voglia ad andare a Napoli se poi a Strasburgo i 5S votano contro insieme alla Lega e a Vannacci”.

Dichiarazioni che raccontano però solo una parte del disagio. Ciò che più agita il principale partito progressista è il timore di un lento slittamento del proprio profilo internazionale, un tema che la segretaria conosce bene.

L’equilibrio difficile di Schlein

Da mesi Schlein prova a tenere insieme due esigenze non sempre compatibili. Da una parte consolidare il rapporto con Conte, nella convinzione che senza il M5S non esista una prospettiva competitiva contro Giorgia Meloni. Dall’altra rassicurare quella parte sempre più ampia del Pd che considera il supporto a Kiev, il legame con il Pse e la collocazione euro-atlantica un patrimonio non negoziabile, come ribadito più volte da Lorenzo Guerini.

Un equilibrio complicato, che ogni uscita dell’ex premier rischia di incrinare. Conte, che ha smentito dissidi con la leader dem, ha comunque insistito sul fatto che qualunque progetto alternativo alla destra “dovrà partire dalla revisione delle politiche di riarmo”. Con l’avvicinarsi delle elezioni, ormai lo dicono in molti, un chiarimento sulla politica estera non appare più rinviabile: è proprio lì che si misura la credibilità di una futura coalizione di governo.