lunedì, Agosto 31

Alberto Stasi, cosa è cambiato davvero dopo l’uscita dal carcere: come vive oggi

È trascorso poco più di un mese da quando Alberto Stasi ha lasciato definitivamente il carcere di Bollate. Il 13 giugno il Tribunale di Sorveglianza di Milano gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali, consentendogli di terminare l’esecuzione della pena al di fuori dell’istituto penitenziario. Una decisione che ha riportato al centro dell’attenzione il delitto di Garlasco e che, ancora oggi, viene spesso interpretata in modo non corretto.

L’affidamento in prova, infatti, non equivale a una piena libertà. Si tratta di una misura alternativa alla detenzione che permette al condannato di scontare la pena all’esterno del carcere, ma nel rispetto di un programma preciso e di una serie di prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. In caso di violazioni, il beneficio può essere revocato e il detenuto può tornare in carcere.

Come è cambiata la sua quotidianità

La differenza principale rispetto al periodo di semilibertà riguarda la gestione delle giornate. Fino a poche settimane fa Stasi era obbligato a rientrare ogni sera nel carcere di Bollate dopo il lavoro. Oggi vive invece in un appartamento nell’hinterland milanese, dove conduce una vita riservata e lontana dall’attenzione dei media.

Continua a lavorare come impiegato amministrativo e contabile presso la stessa azienda che lo aveva già accolto durante il periodo di semilibertà. L’attività lavorativa rappresenta uno degli elementi che il Tribunale ha valutato positivamente nel suo percorso di reinserimento.

Cosa può fare e quali limiti deve rispettare

Nella vita quotidiana Alberto Stasi può svolgere molte delle normali attività consentite a chi beneficia dell’affidamento in prova. Può fare la spesa, frequentare locali pubblici e ristoranti, passeggiare, praticare sport, ricevere visite nella propria abitazione e mantenere rapporti con parenti, amici e conoscenti.

La misura, tuttavia, prevede obblighi ben precisi. Deve rispettare gli orari stabiliti per il rientro nella propria abitazione e non può spostarsi liberamente al di fuori dell’area autorizzata senza ottenere uno specifico permesso. Eventuali viaggi o trasferte richiedono infatti l’autorizzazione dell’autorità competente quando escono dai limiti fissati dal programma di affidamento.

Anche sul piano dell’esposizione pubblica il suo profilo rimane molto basso. Negli ultimi anni Stasi ha progressivamente evitato apparizioni e dichiarazioni pubbliche, scegliendo una vita il più possibile riservata.

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Perché è stato concesso l’affidamento in prova

Il Tribunale di Sorveglianza ha motivato la decisione evidenziando il comportamento tenuto durante gli anni di detenzione, la buona condotta, il percorso lavorativo e l’assenza di elementi tali da far ritenere una pericolosità sociale. Tra gli aspetti presi in considerazione figura anche il percorso di reinserimento costruito nel tempo.

I giudici hanno inoltre ricordato che Stasi continua a risarcire i familiari di Chiara Poggi secondo quanto previsto dalla sentenza definitiva di condanna.

Il procedimento resta definitivo, mentre proseguono altre indagini

Sotto il profilo giudiziario non cambia nulla: Alberto Stasi resta l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. Parallelamente, però, prosegue il nuovo filone investigativo che coinvolge Andrea Sempio, nell’ambito delle attività della Procura di Pavia.

Si tratta di due percorsi distinti: da una parte l’esecuzione della pena attraverso una misura alternativa al carcere, dall’altra gli sviluppi delle nuove indagini, che continuano ad alimentare l’interesse su uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia italiana recente.