giovedì, Luglio 16

Voto anticipato, nella maggioranza circola una data: il 4 aprile 2027. E non è una scelta casuale

Dopo lo strappo sulla legge elettorale e i trenta e più voti mancati nella maggioranza, nei corridoi della politica ha cominciato a circolare una data precisa per un eventuale ritorno alle urne. Secondo un retroscena del Corriere della Sera firmato da Francesco Verderami, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe esaurito la pazienza nei confronti degli alleati dopo quanto accaduto alla Camera.

La data indicata è quella del 4 aprile 2027, individuata come prima domenica utile del mese e considerata compatibile sia con l’attuale sistema elettorale sia con quello in discussione. Va detto subito, però: si tratta di una ricostruzione giornalistica, non di una decisione assunta.

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Perché proprio il 4 aprile

C’è un dettaglio che rende quella data tutt’altro che casuale, e che raramente viene raccontato. La norma prevede che i parlamentari maturino il diritto alla pensione dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno di mandato: essendo la legislatura iniziata il 13 ottobre 2022, il traguardo cade il 14 aprile 2027.

Poiché gli eletti restano in carica fino all’insediamento delle nuove Camere — che avviene di norma un paio di settimane dopo il voto — anticipare le elezioni al 4 aprile significherebbe salvare comunque il diritto per tutti. Un aspetto non secondario, considerando che i parlamentari di primo mandato in questa legislatura sono il 43,8%, con Fratelli d’Italia che ne conta quasi due su tre. Non a caso, anche Repubblica in un proprio retroscena richiama proprio quella scadenza.

La frattura nella coalizione

Il nodo, però, non sarebbe soltanto la data. La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze avrebbe evidenziato una frattura nel centrodestra, con Lega e Forza Italia attraversate, nel voto segreto, da divisioni interne tali da alimentare dubbi sulla tenuta dell’alleanza.

Secondo il retroscena, un esponente di Fratelli d’Italia avrebbe spiegato che Meloni avrebbe volutamente spinto il confronto al massimo della tensione, ritenendo che un’eventuale approvazione delle preferenze avrebbe potuto compromettere l’intera riforma nel voto finale. Sempre secondo la ricostruzione, la premier avrebbe fatto intendere che la prossima Legge di Stabilità potrebbe diventare uno strumento di pressione verso gli alleati.

Le incognite: Consulta e Quirinale

In una riunione a Palazzo Chigi sarebbe stato affrontato anche il rischio che la riforma si trasformi in un boomerang politico, come sarebbe avvenuto con il referendum sulla giustizia. Resta inoltre il timore che il testo possa essere giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Sullo sfondo c’è poi il Quirinale. Qualsiasi ipotesi di elezioni anticipate passa infatti dalle valutazioni del presidente Sergio Mattarella, cui spetta in via esclusiva lo scioglimento delle Camere, e che potrebbe ritenere opportuno un accorpamento con le amministrative. Un passaggio che da solo rende ogni calendario, oggi, puramente ipotetico.

Fratelli d’Italia: “Andiamo avanti”

Sul punto è intervenuto Francesco Filini, coordinatore nazionale del programma di FdI, ribadendo la volontà del partito di arrivare alla conclusione naturale della legislatura, pur avvertendo che serve una maggioranza compatta fino all’ultimo giorno. Filini ha criticato chi ha sfruttato l’anonimato del voto segreto per discostarsi dalla linea, definendo l’accaduto “il primo e unico passo falso” della coalizione.

Lo scontro tra Futuro Nazionale e Lega

Duro anche Edoardo Ziello, di Futuro Nazionale, firmatario dell’emendamento poi respinto. Ziello ha escluso l’esistenza di un asse alternativo con FdI, sostenendo che il partito della premier temerebbe di essere superato sulle battaglie identitarie, e ha spiegato che Vannacci aveva indicato ai suoi di votare a favore pur non ritenendo la norma pienamente soddisfacente.

L’attacco più netto è però rivolto alla Lega: i responsabili della bocciatura, a suo dire, andrebbero cercati tra chi vota contro il governo nel segreto dell’urna salvo poi sostenerlo nei voti di fiducia. Intanto le posizioni divergono anche sui tempi: c’è chi vorrebbe accelerare prima della pausa estiva e chi rinviare all’autunno, così da spostare il calendario di eventuali interventi della Consulta. Tra le ipotesi in campo, anche il ricorso alla questione di fiducia: che in caso di bocciatura, però, farebbe cadere il governo.