mercoledì, Luglio 29

Minacce a Melania e Barron Trump in un video di propaganda attribuito all’Iran: alta tensione con Washington

La first lady degli Stati Uniti e il figlio del presidente nel mirino della propaganda ostile. È quanto emerge da un filmato attribuito ad ambienti vicini al regime iraniano, rilanciato dal New York Post, che conterrebbe messaggi di incitamento alla violenza contro Melania Trump e contro Barron Trump, il figlio ventenne del presidente americano Donald Trump. Il video, circolato sui social network, è diventato in poche ore un caso internazionale, destinato ad avere ripercussioni sui già fragilissimi equilibri tra Washington e Teheran.

Non si tratta di un episodio isolato di propaganda generica: secondo la ricostruzione del quotidiano statunitense, il contenuto del filmato presenta elementi che lo rendono particolarmente allarmante per gli apparati di sicurezza americani. Vediamo perché.

Cosa mostra il video: i luoghi della first lady e gli appelli alla violenza

Stando a quanto riportato dal New York Post, il filmato conterrebbe immagini di Melania Trump ripresa durante spostamenti pubblici e in diverse zone di New York. Non solo: nel video verrebbero citati anche alcuni luoghi abitualmente frequentati dalla first lady, un dettaglio che trasforma la propaganda in qualcosa di molto più concreto e inquietante.

A completare il quadro, gli appelli espliciti rivolti ai sostenitori del regime iraniano a compiere azioni violente contro di lei. E nel finale, la parte forse più grave dell’intero filmato: ulteriori minacce indirizzate a Barron Trump, che a differenza dei genitori non ricopre alcun ruolo pubblico o istituzionale. Un ventenne, uno studente, trascinato al centro di uno scontro geopolitico tra superpotenze.

Il silenzio della Casa Bianca e il lavoro dei servizi di sicurezza

Al momento non risultano comunicazioni ufficiali né da parte della Casa Bianca né dai servizi di sicurezza statunitensi in merito al filmato. Un silenzio che non sorprende gli osservatori: in casi come questo, la prassi degli apparati americani, a partire dal Secret Service incaricato della protezione del presidente e dei suoi familiari, è quella di lavorare lontano dai riflettori, evitando di dare ulteriore visibilità ai contenuti minatori.

Resta però il peso politico della vicenda. La diffusione del video arriva infatti in una fase di fortissima tensione tra Stati Uniti e Iran, dopo i recenti sviluppi diplomatici e militari che hanno ulteriormente deteriorato i rapporti tra i due Paesi. In questo clima, ogni provocazione rischia di trasformarsi in benzina sul fuoco.

La propaganda online come arma: un pericolo in crescita

Il caso riporta d’attualità un tema che da anni preoccupa governi e agenzie di intelligence: l’uso dei social network come strumento di propaganda e intimidazione contro figure istituzionali e i loro familiari. Contenuti di questo tipo si diffondono a velocità impressionante, sono difficili da rimuovere e ancora più difficili da ricondurre con certezza ai loro reali mandanti.

La domanda, ora, è quali contromisure adotterà l’amministrazione americana e se il caso avrà strascichi diplomatici diretti. Di certo, un video che arriva a minacciare la first lady e un ragazzo di vent’anni segna un ulteriore, pericoloso abbassamento della soglia dello scontro tra Washington e Teheran. E conferma che la guerra della propaganda, ormai, non risparmia più nessuno.