Per quasi vent’anni Franco Baresi è stato molto più di un calciatore. È stato un simbolo, una presenza costante, una di quelle figure rare capaci di legare indissolubilmente il proprio nome a una sola maglia.
Dietro il capitano che ha alzato trofei e guidato generazioni di tifosi, però, c’è sempre stato un uomo profondamente legato ai valori della famiglia, della stabilità e della semplicità. Un percorso umano costruito lontano dai riflettori, accanto alla moglie Maura Lari e ai figli Edoardo e Gianandrea.
Leggi anche:“Ed eccola qua…”. Sabrina così dopo Temptation Island
Leggi anche:Luigi Di Maio si sposa: chi è Alessia D’Alessandro, l’ex candidata M5S e madre di suo figlio Gabriel
La notizia della sua scomparsa, arrivata il 31 luglio, ha lasciato un vuoto enorme nel mondo del calcio. Le condoglianze alla famiglia sono arrivate da tifosi, società sportive e protagonisti del calcio internazionale. Baresi, vicepresidente onorario del club rossonero dal 2020, aveva affrontato negli ultimi anni una difficile battaglia personale dopo un intervento per l’asportazione di un nodulo polmonare.
La malattia e l’ultimo messaggio ai tifosi

La fragilità fisica non aveva mai scalfito l’immagine di un campione abituato a combattere. Il Milan aveva comunicato che, dopo alcuni controlli di routine, gli era stata riscontrata una nodulazione polmonare, trattata con un intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva.
Dopo l’operazione e il successivo percorso di immunoterapia, l’ex difensore aveva voluto rassicurare chi lo aveva sempre sostenuto: «Cari tifosi, voglio comunicarvi che mi ci vorrà un po’ di tempo per rimettermi in forma. Grazie al Milan e a tutti voi per il sostegno e il supporto. Con affetto, un abbraccio».
Pochi mesi dopo era arrivata sui social una frase diventata simbolica: «Viva la vita». La sua ultima grande apparizione pubblica era stata particolarmente emozionante: allo stadio di San Siro, durante la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali, aveva partecipato come tedoforo insieme a un’altra bandiera del calcio milanese, Beppe Bergomi.
Un amore nato in Toscana e durato una vita
Accanto a lui, per oltre quarant’anni, c’è stata Maura Lari. La loro storia è cominciata lontano da Milano, a Montevarchi, in Toscana, durante una trasferta del giovane difensore rossonero.
Lei lavorava nel ristorante di famiglia, il Piccolo Alleluja, mentre Baresi era ancora un ragazzo timido, lontanissimo dall’immagine del campione celebrato in tutto il mondo. A raccontare l’episodio che diede una svolta a quella conoscenza è stato lui stesso, ricordando il ruolo dell’ex massaggiatore del Milan Paolo Mariconti, che provò a dargli una mano con una battuta: «Signorina, per favore serva prima lui, perché è il capitano».
Un momento rimasto impresso: «Arrossii», aveva raccontato in un’intervista al Corriere della Sera. «Ma da allora io e Maura non ci siamo più lasciati e ogni anno festeggiamo il giorno che ci siamo sposati». Il matrimonio arrivò il 10 settembre 1984, dopo due anni di frequentazione.
Un’infanzia segnata dalle perdite
La famiglia è sempre stata il punto fermo dell’ex capitano, forse anche per via di un’infanzia segnata da momenti durissimi: rimasto orfano di madre a 13 anni e di padre a 17, è cresciuto insieme ai fratelli in un ambiente semplice, dove il calcio nasceva tra la campagna e gli oratori.
Baresi ricordava quei primi calci con parole legate alla sua terra: «nell’aia del casale». Poi l’incontro decisivo con don Piero Garbella, il sacerdote che lo spinse a inseguire il sogno del pallone: «Poi un giorno arrivò un prete, don Piero Garbella, che ci incoraggiò a seguire i sogni».
Da quell’infanzia fatta di disciplina e sacrificio è nato un campione che ha sempre cercato una cosa sola: «Io nelle cose ho sempre cercato stabilità. Nel lavoro, nello sport, nella famiglia».
Edoardo e Gianandrea: due strade diverse
Dal matrimonio con Maura sono nati due figli. Il primogenito Edoardo è venuto al mondo nel 1991 a Città del Messico. Nel 1997, anno del ritiro dal calcio giocato, Franco e Maura hanno adottato Gianandrea, un bambino russo.
Nessuno dei due ha seguito le orme del padre. Edoardo ha costruito il proprio percorso professionale nel mondo della finanza, mentre Gianandrea si è dedicato all’arte. Scelte che Baresi aveva sempre rispettato, senza imporre aspettative sportive: «Ci vediamo e sentiamo spesso», aveva scritto nella sua autobiografia, aggiungendo che «l’unica cosa che mi importa è che siano felici».
Regina Baresi, il calcio in famiglia
Nella famiglia allargata, però, il pallone ha continuato a rotolare. La nipote Regina Baresi, figlia del fratello maggiore Giuseppe, ha intrapreso una carriera nel calcio femminile diventando capitano dell’Inter Women e protagonista della crescita della squadra nerazzurra.
Anche in quel caso Franco aveva scelto di restare un passo indietro: «No, lei ha un padre che in questo è migliore di me. Qualche volta abbiamo commentato il calcio femminile: in Italia siamo ancora molto indietro in questo, penso che ci siano potenzialità grandi da esplorare».
“Libero di sognare”: la filosofia di una vita
Nella sua autobiografia «Libero di sognare» (Feltrinelli, 2021), Baresi aveva racchiuso il senso del proprio percorso: «A distanza di molti anni dal mio ritiro, ho imparato che la differenza tra vincere e perdere non sta nell’alzare o meno una coppa. È qualcosa di più profondo».
E ancora una riflessione che spiega meglio di ogni statistica il legame con il Milan: «Se ancora oggi sono qui, in rossonero, non è perché io mi senta ‘una bandiera’, ma è perché anche qui ho cercato la stabilità. Ho ragionato per fasi, come si fa nelle famiglie. Ho cercato un equilibrio».
Una frase che oggi, a poche ore dalla notizia della sua scomparsa, restituisce il ritratto di un uomo rimasto sempre fedele alle proprie radici. Dentro e fuori dal campo.