lunedì, Settembre 14

Mattarella lancia l’allarme sull’IA: “Rischi per l’uomo”

L’intelligenza artificiale può aprire possibilità senza precedenti, ma porta con sé anche rischi che non possono essere ignorati. È questo il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto sul tema delle nuove tecnologie in un momento in cui il dibattito internazionale sull’IA è sempre più acceso.

Secondo Mattarella, le nuove tecnologie rischiano di mettere in discussione la centralità dell’essere umano, arrivando ad ampliare disparità sociali ed economiche già esistenti. Un tema che ormai non riguarda soltanto il futuro della tecnologia, ma anche il lavoro, i diritti e il modo in cui le persone vivono e si relazionano con il mondo digitale.

Mattarella: “Rischiano di mettere a repentaglio la centralità dell’uomo”

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Il capo dello Stato ha sottolineato come le nuove tecnologie siano in grado di “dischiudere possibilità inusitate”, ma allo stesso tempo possano mettere a repentaglio la centralità dell’essere umano. Il rischio indicato da Mattarella è anche quello di aggravare squilibri sociali ed economici già presenti.

Le sue parole arrivano mentre in tutto il mondo si discute su come governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Anche alcune delle principali aziende del settore stanno affrontando pubblicamente il tema dei possibili rischi legati alla tecnologia e alle conseguenze di uno sviluppo sempre più rapido.

Il riferimento del presidente della Repubblica è arrivato all’interno di un messaggio inviato a Leone XIV in occasione del compleanno del pontefice. Mattarella ha inserito il tema dell’intelligenza artificiale in un quadro più ampio, caratterizzato da un momento storico definito complesso e inquieto, segnato anche dall’uso della forza e dai cambiamenti climatici.

Meloni: “Servono regole globali”

Sulla necessità di governare l’intelligenza artificiale è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier ha definito l’IA “la rivoluzione tecnologica più dirompente della storia del genere umano”, ponendo l’accento sulla necessità di trovare un equilibrio tra innovazione e tutela delle persone.

La domanda posta da Meloni riguarda soprattutto il futuro delle regole. È possibile lasciare che sia soltanto il mercato a stabilire cosa sia vero e cosa no? Oppure servono standard condivisi a livello internazionale per affrontare i nuovi problemi generati dall’intelligenza artificiale?

Tra le proposte indicate dalla premier c’è quella di arrivare a standard globali vincolanti per la tracciabilità dei contenuti prodotti dall’IA. Un tema sempre più delicato in un’epoca in cui immagini, video e testi generati artificialmente possono diventare difficili da distinguere dai contenuti reali.

Lavoro, agenti autonomi e deepfake: le tre grandi incognite

Meloni ha individuato tre principali “linee di faglia” sulle quali il dibattito sull’intelligenza artificiale potrebbe concentrarsi nei prossimi anni. La prima riguarda l’impatto dell’IA sul lavoro e la possibilità che alcune attività oggi svolte dalle persone vengano progressivamente automatizzate.

La seconda riguarda invece gli agenti di intelligenza artificiale autonomi, sistemi capaci di svolgere compiti con livelli crescenti di autonomia. La terza grande questione è quella dell’identità digitale e dei deepfake, con il rischio di una diffusione sempre maggiore di contenuti artificiali difficili da riconoscere.

Da qui il richiamo della premier a una sorta di “bussola morale”, fondata su un umanesimo tecnologico che mantenga l’uomo, i suoi diritti e i suoi bisogni al centro dello sviluppo.

L’Italia punta sulla regolamentazione dell’IA

L’Italia rivendica intanto un ruolo nella costruzione delle regole europee. Il nostro Paese è stato il primo nell’Unione Europea ad affiancare una normativa nazionale specifica, la Legge 132/2025, alle disposizioni europee dell’AI Act.

Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica, ha ribadito la linea del governo: innovazione sì, ma con una particolare attenzione alla tutela delle persone. L’obiettivo dichiarato è riuscire a sfruttare le potenzialità dell’IA senza lasciare che la tecnologia venga semplicemente subita.

Secondo Butti, il quadro italiano punta su trasparenza, sicurezza e responsabilità umana, cercando contemporaneamente di creare le condizioni per permettere alle imprese e alla pubblica amministrazione di aumentare produttività e qualità dei servizi.

Il confronto con gli Stati Uniti e la critica del Pd

Il tema dell’intelligenza artificiale è anche al centro dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Butti ha riferito di una serie di incontri istituzionali avuti nei giorni scorsi negli Usa e ha annunciato che Italia e Stati Uniti lavoreranno alla definizione di un programma tecnologico congiunto nei prossimi 60 giorni.

Il sottosegretario ha inoltre parlato della necessità di evitare investimenti considerati inutili nei data center. Ma proprio sulla politica tecnologica del governo è arrivata una dura critica dal Partito democratico.

Brando Benifei, eurodeputato del Pd e relatore dell’AI Act europeo, ha accusato il governo di non aver realizzato investimenti strutturali sufficienti nel supercalcolo e nelle infrastrutture pubbliche, oltre a contestare le politiche di sostegno alle startup innovative.

Il confronto politico, quindi, è destinato a proseguire. Da una parte c’è la necessità di non frenare una delle tecnologie più potenti mai sviluppate; dall’altra cresce la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere se l’innovazione corresse più velocemente delle regole.

Ed è proprio questa la questione posta dalle parole di Mattarella: quanto possiamo spingerci nello sviluppo dell’intelligenza artificiale senza rischiare di perdere di vista l’essere umano che dovrebbe invece rimanere al centro?