Pensioni di reversibilità, nel 2027 potrebbero cambiare le soglie di reddito utilizzate per stabilire quando scattano le riduzioni dell’assegno. Non si tratta, almeno per ora, di una nuova regola già approvata, ma dell’effetto che potrebbe avere un eventuale aggiornamento del trattamento minimo INPS.
Il punto centrale è proprio questo: i limiti di reddito collegati alla pensione ai superstiti vengono infatti determinati anche sulla base di multipli del trattamento minimo. Di conseguenza, quando quest’ultimo aumenta, possono cambiare anche le soglie oltre le quali la reversibilità viene ridotta.
Il valore del trattamento minimo nel 2026
Per il 2026 il trattamento minimo INPS è fissato a 611,85 euro al mese, dopo la rivalutazione dell’1,4% applicata dall’inizio dell’anno. Su tredici mensilità, il valore annuo di riferimento è pari a circa 7.954,05 euro.
Per il 2027, invece, non esiste ancora un importo definitivo. Una delle ipotesi riportate nel calcolo preso in esame prevede una rivalutazione del 2,9%. Se questa percentuale venisse confermata, il trattamento minimo arriverebbe a circa 629,59 euro mensili, con un valore annuo di circa 8.184,72 euro.
È importante sottolineare che si tratta di una simulazione e non di una cifra ufficiale già stabilita. Il valore definitivo dipenderà dalla rivalutazione che sarà determinata per il 2027.
Come funziona oggi la pensione ai superstiti
La pensione di reversibilità non corrisponde automaticamente all’intero assegno che riceveva la persona deceduta. Nel caso del coniuge superstite come unico beneficiario, la quota ordinaria è pari al 60% della pensione del defunto.
La percentuale cambia quando sono presenti altri superstiti. Con il coniuge e un figlio la quota complessiva sale all’80%, mentre con il coniuge e due o più figli può arrivare al 100%. Esistono poi percentuali differenti quando i beneficiari sono esclusivamente figli o altri familiari aventi diritto.
Ma c’è un altro elemento che può incidere sull’importo effettivamente percepito: il reddito personale del beneficiario. In presenza di determinati redditi aggiuntivi, infatti, la pensione ai superstiti può essere soggetta a una riduzione.
Le soglie che determinano i tagli
La disciplina prevede quattro fasce. Quando il reddito del beneficiario è pari o inferiore a tre volte il trattamento minimo INPS, non viene applicata alcuna riduzione. Superata questa soglia, la pensione viene ridotta del 25%.
Il taglio sale al 40% quando il reddito supera quattro volte il trattamento minimo e arriva al 50% oltre cinque volte il trattamento minimo. Queste regole sono state ribadite dall’INPS anche alla luce degli interventi della Corte costituzionale.
Esistono inoltre alcune situazioni particolari nelle quali i limiti di cumulabilità non si applicano, ad esempio per determinati nuclei familiari con figli minori, studenti o inabili. La normativa prevede anche una tutela nel caso in cui la decurtazione risulti superiore ai redditi aggiuntivi percepiti.
Cosa potrebbe cambiare nel 2027
Ed è proprio qui che entra in gioco la possibile rivalutazione del trattamento minimo. Nel 2026, tre volte il minimo corrisponde a circa 23.862 euro annui. Fino a questa cifra, in base alle regole previste, non scatta la riduzione legata ai redditi aggiuntivi.
Applicando ipoteticamente una rivalutazione del 2,9% al trattamento minimo, la prima soglia salirebbe a circa 24.554 euro annui. In altre parole, il beneficiario potrebbe disporre di un reddito personale leggermente più elevato prima di entrare nella fascia che prevede la riduzione del 25%.
Le fasce successive, secondo lo stesso calcolo, arriverebbero a circa 32.739 euro per la soglia delle quattro volte il minimo e a circa 40.924 euro per quella delle cinque volte.
Non significa però che la reversibilità aumenterà automaticamente
La possibile modifica delle soglie non deve essere confusa con un aumento automatico della pensione di reversibilità. La quota spettante continua infatti a dipendere dalla posizione del defunto e dalla composizione dei superstiti, mentre le eventuali riduzioni dipendono dai redditi del beneficiario e dalle soglie previste dalla legge.
Il possibile vantaggio del 2027 riguarderebbe quindi soprattutto chi si trova vicino ai limiti di reddito. Con soglie più alte, alcune persone potrebbero evitare o contenere una decurtazione che, con i valori precedenti, sarebbe invece scattata.
Per ora, però, bisogna aspettare i numeri ufficiali. La rivalutazione del trattamento minimo per il 2027 non è ancora definitiva e sarà necessario attendere i provvedimenti ufficiali per conoscere gli importi effettivi. Solo a quel punto sarà possibile stabilire con precisione le nuove soglie di reddito applicabili alle pensioni ai superstiti.