domenica, Agosto 9

È morto Livio Berruti, l’oro olimpico dei 200 metri a Roma 1960: aveva 87 anni. Fu il volto dell’Italia che rinasceva

Lo sport italiano perde una delle sue leggende. È morto Livio Berruti, campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960, all’età di 87 anni. Si è spento in una clinica torinese dopo una breve malattia, come appreso dall’Ansa da fonti vicine alla famiglia. Nato a Torino il 19 maggio 1939, lascia la moglie Silvia. I funerali si svolgeranno in forma privata.

Con lui se ne va non solo un grande atleta, ma un simbolo di un’intera epoca: la sua immagine, con gli inconfondibili occhiali scuri mentre tagliava il traguardo dell’Olimpico, è entrata di diritto nella memoria collettiva del Paese.

L’oro di Roma 1960 e il record del mondo

Livio Berruti, campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960, morto a 87 anni

Il momento che ha consegnato Berruti alla storia porta una data precisa: il 3 settembre 1960, allo Stadio Olimpico di Roma. In poche ore il velocista torinese disputò prima la semifinale dei 200 metri, correndo in un travolgente 20″5 ed eguagliando il record del mondo della specialità, e poi la finale, che vinse ripetendo lo stesso tempo.

Sul traguardo precedette lo statunitense Lester Carney e il francese Abdou Seye. Fu una vittoria dal valore storico: Berruti divenne il primo velocista europeo a conquistare l’oro olimpico sui 200 metri, spezzando un dominio fino ad allora appannaggio di americani e atleti di altri continenti. Le immagini di quella corsa, con i suoi caratteristici occhiali scuri, sono diventate una delle fotografie-simbolo dello sport azzurro.

Il volto del “miracolo italiano”

La portata di quella vittoria andò ben oltre lo sport. Nell’Italia del boom economico, che proprio in quegli anni usciva dalla ricostruzione post-bellica per affacciarsi al benessere, il trionfo di Berruti diventò una delle immagini della rinascita del Paese, alla pari di altri simboli di quella stagione come Domenico Modugno, vincitore di Sanremo nel 1958 con “Volare”.

Berruti, giovane, elegante e vincente, incarnava l’Italia che tornava a credere in sé stessa. E i Giochi di Roma lo trasformarono in un personaggio popolare che superò i confini dell’atletica, complice anche il celebre flirt con Wilma Rudolph, la sprinter statunitense che su quella stessa pista dell’Olimpico conquistò tre ori. La Rudolph, scomparsa nel 1994 a soli 54 anni, restò legata a Berruti in una delle storie più raccontate di quell’Olimpiade.

Dagli inizi a Torino a una carriera lunga tre Olimpiadi

Livio Berruti, campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960, morto a 87 anni

Berruti si era avvicinato all’atletica da adolescente, mentre frequentava il liceo classico Cavour di Torino. Inizialmente la sua passione era il tennis, ma i risultati straordinari ottenuti nelle gare di velocità lo convinsero a dedicarsi alla pista. Entrato nel gruppo sportivo Lancia, la sua crescita fu rapidissima: già alla fine degli anni Cinquanta era tra i migliori velocisti italiani, e nel 1957 conquistò i primi titoli nazionali nei 100 e nei 200.

Dopo il trionfo di Roma, continuò a gareggiare ai massimi livelli. Ai Giochi di Tokyo 1964 chiuse quinto la finale dei 200, risultando ancora una volta il miglior europeo della gara, e partecipò poi anche all’Olimpiade di Città del Messico 1968, la sua terza. In carriera portò il record italiano dei 100 metri fino a 10″2 e conquistò complessivamente 15 titoli italiani: 6 nei 100, 8 nei 200 e uno nella staffetta 4×100.

Il dilettante autentico e l’uomo oltre la pista

Una delle caratteristiche che resero Berruti un personaggio speciale fu la sua natura di dilettante autentico, in un’epoca in cui lo sport non era ancora professione. Non abbandonò mai gli studi, laureandosi in chimica industriale all’Università di Padova pur continuando a correre ai vertici mondiali.

Il legame con l’atletica e con lo sport italiano non si spezzò mai. Il 26 febbraio 2006 fu uno degli otto atleti italiani scelti come portatori della bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, la sua città. Il suo nome figura anche su una delle targhe della Walk of Fame dello sport italiano a Roma, tra le leggende che hanno fatto la storia dello sport azzurro.

Un simbolo che resta

Negli anni Berruti aveva più volte seguito con affetto le nuove generazioni della velocità azzurra, da Pietro Mennea fino a Filippo Tortu, a cui aveva augurato di provare la sua stessa gioia. Con la sua scomparsa l’Italia perde uno degli ultimi testimoni di un’epoca irripetibile, in cui una corsa di venti secondi seppe raccontare l’orgoglio e la speranza di un intero Paese.

Resterà, come sempre, l’immagine di quel ragazzo torinese con gli occhiali scuri che, in una calda giornata di settembre del 1960, fece alzare in piedi lo Stadio Olimpico e con esso l’Italia intera.