Una bicicletta viola abbandonata ai piedi di un colle, una notte gelida percorsa in solitudine e un bosco silenzioso diventato teatro di una tragedia. La morte di Annabella Martinelli, 22 anni, studentessa padovana, continua a scuotere Padova e l’intero Paese, sospesa tra l’ipotesi ufficiale di suicidio e una lunga scia di interrogativi che alimentano polemiche e dolore.
La giovane era scomparsa la sera dell’Epifania. Il suo corpo è stato ritrovato giovedì pomeriggio impiccato a un albero in un boschetto sul Monte Oliveto, sui Colli Euganei, a breve distanza dalla strada che sale verso Teolo. Era appesa a un ramo con una corda attorno al collo, in un punto appartato ma non isolato.
La ricostruzione: la bici, il gelo e il bosco

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Annabella avrebbe lasciato casa in bicicletta, pedalando per oltre venti chilometri in piena notte, con temperature abbondantemente sotto lo zero. La sua bici viola è stata ritrovata chiusa con un lucchetto ai piedi del colle, segno – per chi indaga – di una scelta pianificata.
Nel suo zaino rosso sarebbe stata trovata anche la corda utilizzata per il gesto estremo. Un dettaglio che rafforza, per la Procura, l’ipotesi del suicidio. Il procuratore capo di Padova, Angelantonio Racanelli, ha chiarito fin da subito che “al momento non risultano elementi per ipotizzare responsabilità di terze persone”.
La lettera d’addio e i biglietti trovati in casa
Nei giorni successivi al ritrovamento sono emersi elementi ancora più dolorosi. Nella stanza di Annabella e nel suo zaino sono stati rinvenuti numerosi bigliettini e un testo più lungo, composto da più pagine, definito dagli investigatori una sorta di testamento.
In quelle righe la giovane avrebbe spiegato le motivazioni del suo gesto. I genitori lo avrebbero scoperto solo alcuni giorni dopo la scomparsa, un dettaglio che spiegherebbe il loro atteggiamento estremamente riservato durante le ricerche e la scelta di non esporsi mediaticamente.



















