lunedì, Febbraio 2

Askatasuna, la teoria di Concita De Gregorio sugli scontri: “A chi conviene davvero il caos?”

Figure che, secondo questa analisi, non sarebbero affatto sconosciute né alle forze dello Stato né ad alcune aree del movimento. Non solo presunti stranieri, ma anche italiani, spesso gli stessi, che si mescolano ai cortei pacifici e ne prendono la testa nel momento decisivo.

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile: perché lasciarli passare? Perché fingere di non vederli e accettare che guidino manifestazioni di migliaia di persone?

Responsabilità che attraversano gli schieramenti

Secondo De Gregorio, la tolleranza verso queste frange violente rappresenta una forma di connivenza implicita che finisce per danneggiare tutti. Una parte della sinistra, nel non prendere nettamente le distanze, finirebbe per rafforzare la narrativa della destra, fondata sull’emergenza sicurezza.

Due posizioni apparentemente opposte, ma speculari nel risultato: alimentare uno scontro binario che semplifica la realtà e radicalizza il dibattito pubblico.

Una democrazia sotto pressione

Difendere spazi sociali e diritti attraverso la violenza, come nel caso di Askatasuna, produce l’effetto opposto: delegittima le ragioni della protesta e offre un assist politico a chi invoca leggi più dure.

La conclusione è un monito chiaro: l’aumento della tensione non è mai neutrale. Se il tornaconto del governo appare evidente, quello degli antagonisti resta oscuro. Continuare a difendere l’indifendibile non è solo un errore politico, ma un danno collettivo che rischia di indebolire una democrazia già fragile.

L’invito finale è a non fare finta di nulla e a interrogarsi seriamente sulle responsabilità, prima che la spirale dello scontro diventi il pretesto per nuove restrizioni e per un ulteriore arretramento dei diritti di tutti.

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