Ancora più duro l’affondo contro il Partito democratico: “Delle chiacchiere del Pd abbiamo piene le tasche. Hanno difeso il patto di collaborazione con Askatasuna e questi sono i risultati”.
Secondo De Benedictis, l’esito della manifestazione era prevedibile: “Creare caos e scompiglio. In questa città è complice anche una parte della sinistra e della borghesia che continua a difendere queste realtà”.
Il documento contro Askatasuna
Oltre alla mozione di sfiducia, De Benedictis rivendica la presentazione di un secondo documento in Consiglio comunale per denunciare quanto accaduto e proporre un patto civile.
Il testo chiede al sindaco e alla giunta di denunciare i responsabili, esprimere solidarietà alle Forze dell’Ordine, offrire ristoro ai commercianti danneggiati, manifestare vicinanza ai giornalisti feriti, recidere ogni legame con Askatasuna e costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari.
“Torino è una città ferita”
Lo sguardo si allarga infine al clima cittadino. “Torino è una città ferita, che non si riconosce nella violenza. Sta riflettendo, si sta leccando le ferite”, afferma De Benedictis, che richiama un’identità alternativa della città, fatta di lavoro, solidarietà e impegno civile.
Quanto alla parola “libertà”, evocata dal nome del centro sociale, per l’esponente di FdI è una parola tradita dai fatti: “Non esiste libertà senza regole. Qui non c’è protesta, ma terrorismo organizzato, studiato e finanziato”.


















