Il Niger ha vissuto un attacco senza precedenti che ha scosso le fondamenta della sua sicurezza nazionale.

Un commando jihadista ha preso di mira l’aeroporto internazionale di Niamey e la vicina Air Base 101, segnando un punto di svolta nella lotta contro il terrorismo nel Sahel. Questo evento non è solo un episodio di violenza, ma un segnale allarmante della crescente audacia dell’Isis nella regione, dove la stabilità è già precaria.
La giunta militare che governa il Niger, al potere dal luglio 2023, si trova ora di fronte a una sfida diretta. L’attacco ha messo in evidenza non solo la vulnerabilità delle forze armate nigerine, ma anche la complessità della situazione geopolitica in un’area dove gli interessi internazionali si intrecciano con le dinamiche locali. La presenza di soldati russi, giunti dopo l’espulsione delle forze occidentali, non ha finora garantito la sicurezza necessaria, e la situazione sembra destinata a deteriorarsi ulteriormente.
Il raid, rivendicato dallo Stato Islamico, ha visto un gruppo di circa trenta militanti attaccare con precisione e coordinazione. Le immagini diffuse mostrano la rapidità con cui i jihadisti sono riusciti a muoversi all’interno del complesso militare, distruggendo un elicottero russo e quattro aerei governativi. Questi ultimi, dotati di tecnologie avanzate per la sorveglianza, rappresentavano una risorsa fondamentale per le operazioni contro i gruppi armati che infestano la regione. La perdita di tali mezzi aerei non è solo un colpo materiale, ma un duro colpo al morale delle forze nigerine, già messe a dura prova da anni di conflitto.
Il contesto in cui si inserisce questo attacco è complesso. Il Sahel è un’area caratterizzata da una frammentazione politica e sociale, dove diversi gruppi armati, tra cui l’Isis e Al Qaeda, si contendono il controllo del territorio. La presenza di combattenti russi e la crescente influenza di forze esterne non hanno portato a una stabilizzazione duratura. Al contrario, l’attacco di Niamey suggerisce che la situazione sta diventando sempre più instabile, con i jihadisti che sembrano in grado di operare con maggiore libertà e audacia.
Le immagini dell’assalto mostrano un’assenza di resistenza significativa da parte delle forze nigerine, un fatto che solleva interrogativi sulla preparazione e sull’efficacia delle strategie di difesa. La reazione governativa, pur dichiarata, non è stata documentata in modo convincente, lasciando spazio a dubbi sulla capacità del regime di rispondere a minacce così gravi. La mancanza di prove visive di una controffensiva efficace alimenta il timore che il Niger possa diventare un terreno fertile per il terrorismo, con conseguenze devastanti per la popolazione civile.



















