Il ritorno di Bossetti in TV: “Sopravvivo all’ingiustizia”
Dopo undici anni di silenzio televisivo, Massimo Bossetti torna a parlare. L’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio è stato intervistato da Francesca Fagnani nella nuova edizione di Belve Crime, su Rai 2. Un’intervista cruda, intensa, che riapre interrogativi mai del tutto sopiti su uno dei casi più discussi della cronaca italiana.
Il giorno dell’arresto: “Mi hanno trattato come un criminale di guerra”
Il muratore bergamasco ricorda con dolore il momento dell’arresto: «Ero in cantiere, mi hanno fatto inginocchiare, mi hanno messo una mano al collo. Non capivo nulla». Da quel momento, per la giustizia italiana, lui è l’assassino di Yara. Ma Bossetti continua a proclamarsi innocente: «Porto l’etichetta del mostro. Anche se venissi assolto, resterà per sempre tatuata sulla mia fronte».
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Il tentato suicidio: “Non ci ho capito più nulla”
La confessione più scioccante arriva a metà intervista: Bossetti racconta di aver tentato il suicidio in carcere, dopo aver appreso del tradimento della moglie. «Mi hanno trovato con la testa nel lavandino e una cintura al collo. Mi hanno salvato per miracolo. In quel momento non ho pensato ai miei figli, non capivo più niente». Un gesto estremo, che Fagnani collega con forza al vuoto mentale legato alla scomparsa di Yara. «Non paragoniamo le due cose», replica secco Bossetti.
Il DNA “Ignoto 1”
Il punto centrale dell’intervista ruota ancora attorno al DNA rinvenuto sugli indumenti della vittima.
