Francia sull’orlo della crisi politica
L’8 settembre potrebbe segnare la caduta del governo francese. Il premier François Bayrou ha annunciato in conferenza stampa che chiederà la fiducia al Parlamento in una seduta straordinaria, anticipando la riapertura prevista per il 22 settembre. Una mossa che riflette la gravità della situazione economica del Paese: «La situazione è grave», ha dichiarato, parlando della necessità di varare «la manovra più importante della nostra storia».
Il piano di austerità
Bayrou, affiancato dai suoi ministri e d’accordo con il presidente Emmanuel Macron, ha parlato di un obiettivo ambizioso: ridurre il deficit di 44 miliardi di euro in quattro anni per evitare il rischio di sovraindebitamento. Tra le ipotesi più discusse, la riduzione delle indennità di disoccupazione e l’abolizione di due giorni festivi, misure considerate impopolari ma giudicate necessarie.
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«La Francia da vent’anni procede indebitandosi, ma non possiamo più permettercelo», ha avvertito il premier, richiamando anche le tensioni globali, dalla concorrenza della Cina ai dazi americani, fino alle divisioni interne all’Unione Europea.
Il fronte politico e la sfida della fiducia
Il governo Bayrou, nato da fragili equilibri centristi, deve ora cercare voti «a destra e a manca» per sopravvivere. Ma gli ostacoli sono enormi: il Rassemblement National di Marine Le Pen ha già detto no, invocando lo scioglimento delle Camere, mentre la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon si prepara a votare contro. Anche gli ecologisti di Marine Tondelier hanno chiuso la porta: «Voto di fiducia uguale dimissioni».
Un’apparente apertura è arrivata dall’ex presidente François Hollande, che ha parlato di «negoziato», subito smentita dal segretario socialista Olivier Faure, per il quale un sostegno è «inimmaginabile».
Proteste in arrivo: il ritorno dei gilet gialli?
A pesare sul dibattito anche la protesta popolare già fissata per il 10 settembre, ribattezzata «blocchiamo tutto», che rischia di riportare in piazza lo spirito dei gilet gialli. Bayrou ha deciso di anticipare il voto di fiducia di due giorni proprio per tentare di disinnescare la mobilitazione. «Davanti alla minaccia del disordine serve un chiarimento», ha spiegato.
Ma in molti, a Parigi, vedono già il voto dell’8 settembre come l’inizio della fine per il governo Bayrou.