Poi è arrivato il momento più dirompente della serata. Feltri, con la franchezza che da decenni ne fa una voce fuori dal coro nel panorama giornalistico italiano, ha liquidato l’intera vicenda con una sentenza senza appello. “A parte questo mi sembra tutta una gran putt****”, ha detto, usando una parola che ha fatto ammutolire lo studio per qualche secondo. “Questa faccenda ha rotto le scatole, non ne posso più di interventi, contro-interventi che si contraddicono. Andiamo a casa per favore.”
Parole forti, certo. Ma che riflettono una stanchezza sempre più diffusa tra chi segue il caso da anni. Il delitto di Garlasco è diventato nel tempo un caso mediatico totale, con decine di perizie, controperizie, rivelazioni, smentite e colpi di scena che si accumulano senza mai portare a una verità definitiva e condivisa. Feltri, a modo suo, ha dato voce a chi quel circo mediatico lo guarda sempre più con insofferenza.
Leggi anche:Tragedia in Italia: “volo tremendo dalla montagna”, inutili i soccorsi
Leggi anche:Tragedia nel Mantovano, muore annegato nel Canalbianco davanti alla moglie e alla figlia
Leggi anche:Tragedia a Finale Ligure, 15enne muore in piscina durante un torneo di calcio: disposta l’autopsia
Il caso Garlasco e il nodo Sempio
Per comprendere il contesto delle parole di Feltri, è utile ricordare i tratti essenziali della vicenda. Chiara Poggi fu trovata morta nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007. Il fidanzato Alberto Stasi fu indagato, processato più volte e infine condannato in via definitiva nel 2015 dalla Corte di Cassazione a 16 anni di reclusione. Un iter giudiziario lunghissimo, segnato da sentenze contrastanti nei diversi gradi di giudizio.
Il nome di Andrea Sempio, amico di Stasi, era già circolato nelle fasi iniziali delle indagini, per poi sparire progressivamente dal radar investigativo e mediatico. La sua ricomparsa come soggetto di interesse per gli inquirenti ha riaperto un dibattito che molti credevano chiuso, e ha alimentato nuove teorie sull’effettiva dinamica di un delitto che, nonostante la condanna di Stasi, continua a sollevare dubbi.
Feltri, dal suo punto di osservazione privilegiato di giornalista e commentatore, ha scelto di non stare al gioco. E lo ha detto chiaramente, con le parole che sa usare meglio.