Particolarmente complessi sono gli accertamenti sugli indumenti della vittima: sui vestiti erano stati rinvenuti formazioni pilifere e fibre tessili di incerta provenienza. A destare interesse investigativo è anche la presenza di zirconio sulle scarpe di Liliana, un materiale abrasivo tipicamente utilizzato per affilare le lame. Questo dettaglio ha portato alla decisione di includere nelle analisi anche le lame sequestrate al marito e il materiale trovato nel suo studio, alla ricerca di eventuali corrispondenze.
Il fratello Sergio: “Non credo più nella giustizia”
La notizia del nuovo rinvio ha scatenato una reazione durissima da parte del fratello di Liliana, Sergio Resinovich, che da anni segue con angoscia ogni sviluppo dell’inchiesta. Le sue parole, affidate ai media, non lasciano spazio a interpretazioni: «Non credo più nella giustizia. Ci sentiamo presi in giro perché questo è l’ennesimo rinvio, ce ne erano stati altri prima».
Leggi anche:Cagliari, speronano e fanno ribaltare l’auto di una famiglia con 5 persone a bordo
Leggi anche:Esplosione e crollo a Porto Sant’Elpidio: muore Giuseppe Pieroni
Leggi anche:Garlasco, scontro in diretta tv tra i legali di Stasi e i consulenti dei Poggi
Sergio Resinovich ha sottolineato come, in altri procedimenti penali, gli indagati si trovino in stato di detenzione anche in assenza di un quadro probatorio altrettanto ricco di quello che — a suo dire — esiste nel caso della morte di sua sorella. «Esistono altri casi in cui gli indagati sono in carcere ben prima della conclusione del processo e senza che vi siano tutti gli elementi che invece esistono in relazione alla morte di mia sorella. Inizio a pensar male, sinceramente. Non ho più fiducia nelle istituzioni, purtroppo».
Un caso che non smette di interrogare
Il caso Resinovich ha tenuto banco nell’opinione pubblica italiana per anni, alimentando dibattiti sulla causa della morte — mai definitivamente chiarita — e sulle responsabilità. La morte di Liliana era stata inizialmente classificata come suicidio, ipotesi successivamente messa in discussione da nuovi accertamenti medico-legali. La riapertura delle indagini e l’iscrizione di Sebastiano Visintin nel registro degli indagati hanno segnato una svolta che ha riacceso l’attenzione sul caso.
Quando arriverà la verità?
Con il nuovo rinvio, l’attesa si prolunga ulteriormente. Le perizie tecniche restano il cuore pulsante dell’inchiesta: sono quelle analisi a dover dire, con la precisione della scienza, se sui reperti esistono tracce che collegano qualcuno alla morte di Liliana. Fino a quando quei risultati non saranno depositati e discussi in udienza, il processo non potrà entrare nella sua fase decisiva.
Per la famiglia di Liliana, ogni rinvio è un pezzo in più di un dolore che non trova requie. Sergio Resinovich ha chiesto, con parole cariche di sconforto, che venga fatta luce al più presto. Ottobre è ancora lontano.