domenica, Aprile 26

Caso ricina Pietracatella, lo Spallanzani risponde: ma restano i dubbi sul padre

La ricina è una tossina estratta dai semi della pianta del ricino, una delle sostanze più letali conosciute — non esiste antidoto. Locatelli ha fornito un dato che aiuta a contestualizzare la vicenda: “In Italia lo scorso anno ci sono stati 7-8 casi di intossicazioni da ricina, casi di ingestioni accidentali di piccole quantità e nessuno è deceduto”. Il fatto che Antonella Di Ielsi e la figlia Sara siano morte indica dunque esposizioni di tutt’altra entità rispetto ai casi accidentali usuali.

Il ricino cresce spontaneamente in Italia, ma la ricina come veleno richiede una lavorazione specifica. Chi ha avvelenato le due donne — se di omicidio si tratta — sapeva quello che faceva.

Il nodo irrisolto: il padre è innocente o anche lui è stato avvelenato?

La negatività di Giovanni Di Vita ai test sulla ricina è il cuore del giallo. Ci sono due letture possibili, entrambe ancora aperte. La prima: il padre non è mai entrato in contatto con la ricina, il che lo renderebbe potenzialmente il soggetto su cui si concentra il sospetto investigativo. La seconda: anche lui ha assunto la sostanza, ma i campioni sono stati analizzati troppo tardi e le tracce si erano già degradate — il che lo renderebbe una terza vittima sopravvissuta per motivi ancora da chiarire.

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Lo scontro scientifico tra Spallanzani e Centro Antiveleni di Pavia non chiarisce quale delle due ipotesi sia più probabile. Chiarisce solo che la domanda resta aperta. E che le indagini, coordinate dalla Procura di Larino, hanno ancora molta strada da fare.

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