venerdì, Luglio 3

Budapest Pride bloccato dall’ultradestra: auto sul ponte, la polizia non interviene

Il Pride bloccato sul ponte della Libertà: Budapest sotto assedio dell’estrema destraUn’azione premeditata, clamorosa e simbolica

. A Budapest, sabato 28 giugno, il ponte Szabadsag (letteralmente “Libertà”), una delle tappe del percorso previsto per il Budapest Pride, è stato bloccato da decine di auto parcheggiate di traverso dai militanti del partito di estrema destra Patria Nostra.

Secondo quanto riferito dagli attivisti, i blocchi sono iniziati all’alba, con veicoli disposti in modo da impedire ogni tipo di passaggio. Centinaia di persone erano già pronte a sfilare, ma si sono trovate di fronte una barriera di lamiere e clacson. Sul posto c’era la polizia, ma nessun intervento è stato registrato nelle prime ore.

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Il gesto rivendicato sui social: “Difendiamo la morale ungherese”

 

La provocazione non è rimasta anonima. Sui social, Patria Nostra ha rivendicato l’azione definendola “un atto di resistenza contro la colonizzazione gender”. Le immagini diffuse mostrano bandiere nazionaliste, cartelli anti-LGBTQ+ e slogan violenti.

Il governo Orbán aveva vietato ogni evento pubblico legato a “propaganda omosessuale” nei giorni precedenti, ma il sindaco Gergely Karácsony, esponente dell’opposizione, aveva aggirato il divieto trasformando il Pride in un evento municipale ufficiale: “Budapest Pride Freedom”.

La polizia non interviene: accuse di complicità istituzionale

Molti partecipanti hanno denunciato pubblicamente l’inerzia delle forze dell’ordine, accusate di “complicità silenziosa”. In rete circolano video di agenti immobili mentre i militanti dell’ultradestra occupano la carreggiata. Il corteo resta bloccato, con migliaia di persone ferme e in attesa.

Nel frattempo, Bruxelles osserva con attenzione. Fonti diplomatiche riferiscono che la Commissione Europea potrebbe convocare l’ambasciatore ungherese per un richiamo formale, considerando l’episodio una violazione della libertà di espressione e manifestazione.

Amnesty: “È un attacco ai diritti fondamentali”

Amnesty International ha definito l’episodio “un attacco diretto alla libertà di espressione” e ha chiesto all’Unione Europea di intervenire con misure concrete. “Non si può restare in silenzio davanti a un atto così grave”, ha dichiarato l’organizzazione.

Nel frattempo, il Pride è fermo. I partecipanti – con bandiere arcobaleno, cartelli per i diritti civili e volti delusi – restano sul posto, bloccati nel cuore di una capitale europea. E il ponte della Libertà, simbolicamente, diventa il teatro di una nuova battaglia culturale e politica.