Nuovi elementi aggravano ulteriormente il quadro dell’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana. A distanza di giorni dal rogo che ha causato la morte di quaranta persone nel bar Le Constellation, è riemerso un video promozionale che documenta pratiche estremamente pericolose all’interno del locale, avvenute ben prima dell’incendio.
Il filmato, della durata di circa trenta secondi, mostra camerieri e clienti intenti a utilizzare fontane scintillanti e candele pirotecniche all’interno del bar, tra bottiglie di champagne, tavoli affollati e soffitti bassi. Le immagini confermano che l’uso di questi dispositivi non era episodico, ma parte integrante dell’intrattenimento e della comunicazione commerciale del locale.
Fontane scintillanti usate come attrazione
Nel video si osservano dipendenti che maneggiano le fontane luminose con disinvoltura, talvolta tenendole vicino al viso o alle bottiglie, mentre i clienti partecipano alla scena come se si trattasse di una consuetudine. Una pratica che, secondo gli esperti, rappresenta un rischio gravissimo in ambienti chiusi e affollati, soprattutto in presenza di materiali altamente infiammabili.
Proprio una di queste fontane scintillanti, nella notte di Capodanno, avrebbe innescato le fiamme che si sono propagate rapidamente sul soffitto, rivestito con pannelli fonoassorbenti risultati estremamente combustibili. In pochi istanti il locale si è trasformato in una trappola mortale.
Il tentativo di cancellare le tracce
Dopo la tragedia, i titolari del locale, Jacques e Jessica Moretti, hanno rimosso in modo repentino profili social, video promozionali e contenuti digitali riconducibili al bar. Un’operazione che gli inquirenti interpretano come un tentativo di eliminare prove potenzialmente compromettenti sulla gestione del locale e sulle modalità di intrattenimento adottate negli anni.
Il recupero del video rafforza l’ipotesi che la strage non sia stata il frutto di una fatalità imprevedibile, ma la conseguenza di un modello gestionale imprudente e reiterato, fondato sulla spettacolarizzazione del rischio e sulla totale sottovalutazione delle norme di sicurezza.
Le ammissioni del titolare e le vie di fuga bloccate
Nel corso degli interrogatori, Jacques Moretti avrebbe ammesso di aver trovato una porta di servizio del piano terra chiusa a chiave e di averla sbloccata solo dopo l’incendio. Un dettaglio cruciale che potrebbe spiegare perché molte delle vittime siano state ritrovate ammassate in prossimità delle uscite, senza possibilità di fuga.
Le testimonianze e le prime ricostruzioni indicano che il panico, il fumo denso e l’assenza di vie di evacuazione efficaci abbiano reso impossibile un’uscita ordinata dal locale. In pochi minuti, il seminterrato del bar si è saturato di fumo tossico, lasciando scampo a pochissimi.
Indagine sempre più pesante
La magistratura svizzera ha disposto il carcere preventivo per Jacques Moretti e i domiciliari per la moglie Jessica, motivando la decisione con il rischio di inquinamento delle prove e la gravità delle accuse. Oltre ai reati di omicidio colposo e incendio colposo, gli inquirenti stanno valutando ulteriori responsabilità legate alla gestione complessiva dell’attività.
Il video riemerso rappresenta ora un tassello fondamentale dell’inchiesta: una prova visiva che racconta un clima di superficialità e incoscienza, trasformato nella notte di Capodanno in una delle peggiori tragedie avvenute in un locale pubblico negli ultimi anni.
Le famiglie delle vittime attendono risposte definitive dalle autopsie e dagli accertamenti tecnici, mentre il dibattito pubblico si concentra sulla necessità di vietare in modo assoluto l’uso di fiamme libere e dispositivi pirotecnici nei locali chiusi, per evitare che simili tragedie possano ripetersi.



















