Secondo Ordine e Fnsi, parlare di censura è quindi fuorviante: la sentenza non limita l’informazione, ma interviene su un’attività commerciale che utilizza il linguaggio dell’inchiesta senza rispettarne le regole.
Il diritto di cronaca non è assoluto
La presa di posizione istituzionale richiama anche un principio spesso dimenticato: il diritto di cronaca non è mai un diritto assoluto, nemmeno per i giornalisti.
Esso è subordinato a condizioni precise stabilite dalla giurisprudenza: rispetto della verità putativa, interesse pubblico della notizia e uso di un linguaggio corretto e non lesivo. Vincoli che servono a tutelare un bene primario come l’informazione, non a limitarla.
L’appello al Parlamento
La dichiarazione si chiude con una richiesta politica esplicita. Ordine dei giornalisti e Fnsi sollecitano norme più stringenti per contrastare chi si presenta come giornalista senza esserlo, svolgendo attività che nulla hanno a che fare con l’informazione.
Un appello che chiama in causa il legislatore e che apre un fronte destinato a far discutere: quello della regolamentazione del confine tra comunicazione commerciale, spettacolarizzazione del conflitto e informazione tutelata dalla Costituzione.
Il caso Corona–Falsissimo, dunque, non è solo una vicenda giudiziaria, ma un passaggio chiave nel dibattito su responsabilità, libertà di espressione e limiti nell’ecosistema mediatico contemporaneo.

















