mercoledì, Gennaio 28

Caso Corona–Falsissimo, l’Ordine dei giornalisti: “Non è censura, non esiste diritto a diffamare”

Secondo Ordine e Fnsi, parlare di censura è quindi fuorviante: la sentenza non limita l’informazione, ma interviene su un’attività commerciale che utilizza il linguaggio dell’inchiesta senza rispettarne le regole.

Il diritto di cronaca non è assoluto

La presa di posizione istituzionale richiama anche un principio spesso dimenticato: il diritto di cronaca non è mai un diritto assoluto, nemmeno per i giornalisti.

Esso è subordinato a condizioni precise stabilite dalla giurisprudenza: rispetto della verità putativa, interesse pubblico della notizia e uso di un linguaggio corretto e non lesivo. Vincoli che servono a tutelare un bene primario come l’informazione, non a limitarla.

L’appello al Parlamento

La dichiarazione si chiude con una richiesta politica esplicita. Ordine dei giornalisti e Fnsi sollecitano norme più stringenti per contrastare chi si presenta come giornalista senza esserlo, svolgendo attività che nulla hanno a che fare con l’informazione.

Un appello che chiama in causa il legislatore e che apre un fronte destinato a far discutere: quello della regolamentazione del confine tra comunicazione commerciale, spettacolarizzazione del conflitto e informazione tutelata dalla Costituzione.

Il caso Corona–Falsissimo, dunque, non è solo una vicenda giudiziaria, ma un passaggio chiave nel dibattito su responsabilità, libertà di espressione e limiti nell’ecosistema mediatico contemporaneo.

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