Il calcio italiano è in lutto: è morto Igor Protti, attaccante simbolo di un’epoca e icona delle piazze di provincia. Aveva 58 anni. Da mesi lottava contro un tumore, una malattia che lui stesso aveva reso pubblica con grande franchezza. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme in tutto il mondo del pallone, in particolare nelle città che lo avevano amato come un figlio.
La battaglia contro la malattia

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Era stato lo stesso Protti ad annunciare il tumore lo scorso luglio, parlando con la consueta ironia di uno “sgraditissimo ospite”. A settembre, attraverso un messaggio sui social, aveva comunicato un peggioramento: dopo l’intervento e diverse sedute di chemioterapia, la malattia si era estesa anche alle vertebre, rendendo necessaria la radioterapia. Aveva ammesso, con lucidità, che la diagnosi tardiva sarebbe stata un problema.
L’annuncio è arrivato dalla famiglia con un post su Instagram, dove scrivono le sue ultime volontà:
“Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale.
Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato.
Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato.
Sperando che sia un arrivederci e non un addio.”
Gli inizi a Rimini e l’incontro con Sacchi
Nato a Rimini nel settembre 1967, figlio di Flavio, Igor crebbe con il pallone come compagno fin da piccolo e con il mito di Gianni Rivera. Dopo gli inizi nella sua città, dove fu lanciato in prima squadra da un giovanissimo Arrigo Sacchi, intraprese una carriera fatta di tappe in varie categorie: dal primo passaggio al Livorno alla Virescit Bergamo, fino al Messina, che nel 1989 lo chiamò in Serie B per raccogliere l’eredità di Totò Schillaci.
Il titolo di capocannoniere con il Bari
La consacrazione arrivò con il Bari, dove visse l’annata della vita. Nel campionato 1995-96 Protti segnò 24 gol, laureandosi capocannoniere della Serie A alla pari di Beppe Signori. Un’impresa resa unica da un dettaglio: il Bari retrocesse, e lui resta l’unico capocannoniere del massimo campionato ad aver conquistato il titolo con una squadra finita in Serie B. Da lì il passaggio alla Lazio di Cragnotti e una breve parentesi al Napoli, dove fu l’ultimo a indossare la mitica maglia numero 10 di Maradona prima del suo ritiro.