La seconda grande fase della sua carriera porta il nome di Livorno, che divenne la sua seconda casa. Qui i tifosi lo battezzarono “lo Zar”. Sceso anche in categorie inferiori, Protti continuò a segnare con regolarità, conquistando i titoli di capocannoniere e contribuendo, in coppia con Cristiano Lucarelli, alla storica promozione del Livorno in Serie A. Insieme a Dario Hubner, è ricordato come uno dei pochi capaci di vincere la classifica marcatori in tutte le categorie professionistiche, un primato che racconta meglio di ogni altro la sua straordinaria continuità realizzativa.
Un amore fuori scala
Igor Protti è stato amato in modo speciale. Nel marzo 2007 ricevette, in due giorni consecutivi, la cittadinanza onoraria di Livorno e di Bari, le sue città adottive. Durante la malattia, i tifosi gli hanno tributato un affetto commovente: striscioni sotto l’ospedale, messaggi da Rimini, Messina, Modugno e Noci, e perfino dalle tifoserie avversarie. Un uomo di cuore, che si era dedicato anche al teatro per beneficenza, recitando insieme a persone con disabilità.
Leggi anche:Calcio sotto choc: per il campione infarto in diretta
Leggi anche:Lutto nel calcio italiano, morto Igor Protti
Leggi anche:Bufera ai Mondiali 2026, arbitro VAR accusato di gesto suprematista durante Germania-Curaçao
Il legame con il padre e la famiglia
Tra i suoi rimpianti più grandi, Protti aveva spesso ricordato di essere arrivato in Serie A dopo la morte del padre, che aveva sempre creduto in lui. Un dolore profondo, accresciuto dal fatto che il genitore se ne andò poco prima della nascita del figlio dell’attaccante, Nicholas Flavio, il cui secondo nome è proprio un omaggio al nonno mai conosciuto. Resta il ricordo di un campione che ha saputo unire talento, umiltà e una rara umanità, conquistando un posto speciale nel cuore di intere città.