venerdì, Marzo 20

Epatite A a Napoli, emergenza fuori controllo: casi 41 volte superiori alla media

A spiegare l’origine dell’epidemia è Giuseppe Iovane, direttore dell’Istituto Zooprofilattico, che ha individuato diverse aree contaminate tra Nisida, Bacoli e Varcaturo. In questi tratti di mare sono state riscontrate positività soprattutto in mitili e ostriche: su 142 campioni analizzati, sette sono risultati contaminati dal virus. Non pochi, considerando che bastano pochi grammi di mollusco infetto per scatenare la malattia.

Tra le ipotesi più accreditate dagli esperti emerge quella di una rottura della rete fognaria, aggravata dalle forti piogge dei mesi scorsi. L’esondazione dei bacini di contenimento avrebbe provocato la contaminazione di numerosi specchi d’acqua costieri, con il virus poi diffuso dalle correnti marine anche ad aree geograficamente distanti dagli scarichi originari. Un meccanismo insidioso, che spiega perché i casi non si limitino al solo litorale più prossimo alle fonti di contaminazione.

I numeri dell’epidemia: 154 casi confermati, altri 22 in verifica

Il bilancio dei contagi continua a crescere. Secondo i dati regionali più aggiornati, si è passati da 133 a 154 casi confermati, con altri 22 ancora in fase di verifica. L’epidemia, iniziata circa due mesi fa, interessa non solo Napoli ma anche altri territori della Campania, in particolare l’area della Napoli 2 Nord.

Al Cotugno, la viceresponsabile del pronto soccorso Novella Carannante ha sottolineato come i circa 120 posti letto complessivi disponibili siano ormai pieni. Nella sola giornata di ieri sono stati ricoverati 9 pazienti su 14 in attesa. Ospedali della zona come Aversa, Frattamaggiore e Pozzuoli avevano già richiesto trasferimenti verso il Cotugno, che però non è in grado di accoglierli.

Come ci si contagia e come proteggersi: il vaccino è l’unico strumento valido

L’epatite A si trasmette principalmente per via oro-fecale: attraverso acqua o alimenti contaminati — in modo particolare molluschi e frutti di mare crudi o poco cotti — oppure tramite contatti ravvicinati con persone infette. Il periodo di incubazione può arrivare fino a 50 giorni, il che rende difficile tracciare con precisione la catena dei contagi. I sintomi più comuni sono febbre, nausea, dolori addominali e malessere generale, a cui può seguire ittero nella fase più acuta.

I medici sono chiari sulla prevenzione: “Il vaccino contro il virus A è l’unico strumento valido”, ribadiscono le autorità sanitarie, invitando la popolazione — soprattutto chi frequenta le zone costiere o consuma regolarmente frutti di mare — a valutare la vaccinazione. Oltre al divieto sui crudi, le autorità hanno avviato controlli serrati su acque, prodotti ittici e filiera alimentare nel tentativo di identificare tutte le fonti di contaminazione ancora attive e bloccare la diffusione del virus.

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