“È una scelta che va nella direzione prioritaria della tutela del superiore interesse del minore, garantendogli stabilità affettiva, continuità relazionale e un contesto familiare di riferimento, elementi essenziali per affrontare un trauma di straordinaria gravità”
.
Sansoni ha sottolineato come i bambini coinvolti in casi di femminicidio siano vittime indirette, portatrici di ferite profonde e spesso invisibili, che richiedono un accompagnamento costante nel tempo.
Una rete di protezione necessaria
Secondo la garante, l’unione tra affidamento familiare e presenza istituzionale rappresenta una rete di protezione solida, capace di coniugare affetto, responsabilità e vigilanza. Un modello che restituisce centralità ai diritti del minore, anche in un contesto segnato da una violenza estrema.
L’Ufficio del Garante ha infine assicurato la piena disponibilità a seguire l’evoluzione della vicenda, collaborando con i servizi territoriali e con l’amministrazione comunale, affinché al bambino siano garantiti ascolto, supporto psicologico e il diritto a una crescita quanto più possibile serena.
In una storia segnata da dolore e perdita, la richiesta di riavere dei giochi assume un significato che va oltre gli oggetti: è il bisogno di ancorarsi a ciò che resta dell’infanzia, mentre il mondo intorno è cambiato per sempre.















