La missione umanitaria
La Global Sumud Flotilla è pronta a riprendere il mare. Dopo i rinvii dovuti al maltempo, la spedizione internazionale che punta a rompere il blocco navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza si prepara a salpare dalla Sicilia il 7 settembre. L’obiettivo resta lo stesso: portare aiuti umanitari e attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla drammatica situazione della popolazione palestinese.
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Un viaggio non privo di rischi
Le navi, circa una trentina, dovranno affrontare un Mediterraneo reso insidioso dalle tempeste e soprattutto le minacce politiche arrivate da Tel Aviv. Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha già parlato di considerare gli attivisti come “terroristi” da trattare senza alcuno sconto. Eppure, nonostante il clima teso, la flottiglia non ha perso sostenitori: anzi, ha guadagnato rinforzi inattesi.
L’impegno politico
In Sicilia, prima della partenza, i partecipanti stanno seguendo un training non violento obbligatorio per garantire che nessuno reagisca anche in caso di aggressione. Ma a colpire l’opinione pubblica è stato un annuncio arrivato durante una conferenza al Senato promossa dal M5s: a bordo non ci saranno soltanto attivisti e volontari.
