Lo scontro è ormai apertissimo e si gioca su un piano diplomatico delicatissimo. Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, ha risposto con un attacco frontale alla Francia dopo la richiesta formale di dimissioni avanzata da Parigi. «L’Inquisizione è tornata», ha scritto su X, trasformando una controversia diplomatica in un caso politico internazionale destinato a far discutere ancora a lungo.
La richiesta di dimissioni e la replica durissima

Tutto nasce dalla presa di posizione del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che ha definito «oltraggiose» alcune dichiarazioni della relatrice sul conflitto israelo-palestinese, chiedendone ufficialmente la rimozione dall’incarico.
La risposta di Albanese è arrivata senza filtri:
«Una menzogna è stata smascherata. Invece di ritrattarla, il sistema che ha permesso il genocidio attacca il messaggero».
Parole pesantissime, che segnano un salto di livello nello scontro. Secondo la relatrice, la Francia sarebbe consapevole di aver commesso un errore, ma incapace di fare marcia indietro per ragioni politiche.
Solidarity is not a crime. https://t.co/xY5meT5BJX
— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) February 13, 2026
«Gli archivi vengono saccheggiati alla ricerca di qualsiasi parola fuori luogo. Altri ripetono la falsità»
, ha aggiunto, evocando una sorta di accanimento sistemico contro la sua figura.
Germania si unisce a Parigi
Nel giro di poche ore anche la Germania ha chiesto le dimissioni di Albanese, definendo la sua posizione «insostenibile».
Il fronte critico nei confronti della relatrice si è così allargato, creando una frattura evidente tra alcuni governi europei e l’esperta indipendente nominata dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
La posizione dell’Unione Europea
Bruxelles ha adottato una linea più istituzionale. Durante il briefing con la stampa, un portavoce della Commissione europea ha precisato:
«Prendiamo atto delle richieste di alcuni Stati membri, ma la decisione sul futuro della signora Albanese spetta alle Nazioni Unite».

















