mercoledì, Luglio 1

Francesca Albanese attacca la Francia: «L’Inquisizione è tornata». Scontro totale sulle dimissioni all’Onu

Lo scontro è ormai apertissimo e si gioca su un piano diplomatico delicatissimo. Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, ha risposto con un attacco frontale alla Francia dopo la richiesta formale di dimissioni avanzata da Parigi. «L’Inquisizione è tornata», ha scritto su X, trasformando una controversia diplomatica in un caso politico internazionale destinato a far discutere ancora a lungo.

La richiesta di dimissioni e la replica durissima

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Tutto nasce dalla presa di posizione del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che ha definito «oltraggiose» alcune dichiarazioni della relatrice sul conflitto israelo-palestinese, chiedendone ufficialmente la rimozione dall’incarico.

La risposta di Albanese è arrivata senza filtri:

«Una menzogna è stata smascherata. Invece di ritrattarla, il sistema che ha permesso il genocidio attacca il messaggero».

Parole pesantissime, che segnano un salto di livello nello scontro. Secondo la relatrice, la Francia sarebbe consapevole di aver commesso un errore, ma incapace di fare marcia indietro per ragioni politiche.

«Gli archivi vengono saccheggiati alla ricerca di qualsiasi parola fuori luogo. Altri ripetono la falsità»

, ha aggiunto, evocando una sorta di accanimento sistemico contro la sua figura.

Germania si unisce a Parigi

Nel giro di poche ore anche la Germania ha chiesto le dimissioni di Albanese, definendo la sua posizione «insostenibile».

Il fronte critico nei confronti della relatrice si è così allargato, creando una frattura evidente tra alcuni governi europei e l’esperta indipendente nominata dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

La posizione dell’Unione Europea

Bruxelles ha adottato una linea più istituzionale. Durante il briefing con la stampa, un portavoce della Commissione europea ha precisato:

«Prendiamo atto delle richieste di alcuni Stati membri, ma la decisione sul futuro della signora Albanese spetta alle Nazioni Unite».

La Commissione ha ribadito la condanna di ogni forma di antisemitismo, richiamando anche le dichiarazioni della presidente Ursula von der Leyen e dell’Alto rappresentante Kaja Kallas in occasione della Giornata della Memoria.

Una presa di posizione che evita uno scontro diretto, ma che non difende apertamente la relatrice.

Chi può davvero rimuovere una relatrice Onu

Francesca Albanese è una Special Rapporteur nominata dal Consiglio per i Diritti Umani. Non risponde ai governi nazionali ma agli Stati membri riuniti nell’organo Onu competente.

Se uno Stato contesta il suo operato, deve utilizzare i meccanismi interni previsti dal Consiglio a Ginevra. La questione sarà formalmente discussa il 23 febbraio.

In altre parole, né la Francia né la Germania possono decidere unilateralmente la sua rimozione.

Il nodo politico dietro lo scontro

Il caso Albanese non è solo una questione personale. Si inserisce in un contesto geopolitico esplosivo, legato alle accuse di violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi e alla polarizzazione internazionale sul conflitto.

Le sue relazioni ufficiali hanno parlato di possibili atti gravissimi, attirando critiche da parte di diversi governi occidentali.

Per i suoi sostenitori, Albanese sta semplicemente svolgendo il proprio mandato tecnico documentando fatti e responsabilità. Per i governi che chiedono le dimissioni, invece, le sue dichiarazioni sarebbero incompatibili con la neutralità richiesta dal ruolo.

Uno scontro che va oltre la diplomazia

La frase «L’Inquisizione è tornata» non è casuale. È una scelta comunicativa forte, che trasforma una controversia istituzionale in uno scontro simbolico tra potere politico e libertà di denuncia.

Ora la partita si sposta a Ginevra. E il caso rischia di diventare uno dei dossier più delicati per il Consiglio dei Diritti Umani nelle prossime settimane.