Il caso di Garlasco torna al centro del dibattito televisivo. Nel corso della puntata di Quarto Grado andata in onda il 4 settembre, Alessandro De Giuseppe, inviato del programma Le Iene, ha esposto le proprie convinzioni maturate nell’ambito dell’inchiesta giornalistica condotta sulla vicenda.
Al centro del suo ragionamento c’è Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, che secondo il giornalista potrebbe essere a conoscenza di elementi rilevanti. Va precisato con chiarezza che si tratta di valutazioni personali di un giornalista e che la donna non risulta indagata nell’ambito del procedimento.
Cosa ha dichiarato in trasmissione

De Giuseppe ha sostenuto in diretta che la cugina della vittima sarebbe, a suo giudizio, «il punto centrale di questa storia», ribadendo la propria convinzione senza esitazioni.
Secondo quanto riferito, la stessa posizione sarebbe stata espressa anche in un incontro di persona con Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, nel corso del quale l’inviato avrebbe manifestato l’intenzione di cercare testimonianze utili a spingere per una riapertura del caso.
Il riferimento alle parole di Stasi
Nel corso dell’intervento, il giornalista ha riferito anche il contenuto di uno scambio avuto con Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per l’omicidio.
Alla domanda su chi potesse essere il responsabile, secondo il racconto dell’inviato, Stasi avrebbe risposto facendo riferimento alla presenza di un’altra persona sulla scena e a un profilo genetico maschile.
Anche in questo caso si tratta di dichiarazioni riportate in via indiretta da un giornalista, non di elementi acquisiti agli atti dell’inchiesta.
Sempio rifiuta la consulenza personologica
Sul fronte strettamente giudiziario, intanto, Andrea Sempio — indagato nella nuova inchiesta — ha deciso, dopo essersi consultato con legali e consulenti, di declinare la richiesta di incontro avanzata dal professor Roberto Catanesi.
Lo specialista era stato incaricato dalla Procura di Pavia di redigere una relazione personologica sulla capacità di intendere e di volere e sulla pericolosità sociale.
Le ragioni della difesa
La linea difensiva era stata anticipata già a luglio, al momento del conferimento dell’incarico. Secondo l’avvocato Cataliotti, l’approfondimento psichiatrico disposto dal pubblico ministero «è inutile» se non si individua «una patologia».
Il rifiuto, precisa la difesa, non significherebbe voler sottrarsi a questo tipo di analisi: un accertamento simile, secondo tale impostazione, dovrebbe essere disposto nel contraddittorio tra le parti, qualora un giudice ne stabilisca la necessità nel corso del procedimento.
Il supplemento istruttorio e la scadenza
La consulenza rientra in un supplemento istruttorio voluto dall’accusa, che dovrà essere chiuso entro il 28 settembre.
Tra i temi nuovamente affrontati figurano la traccia della suola a pallini rilevata sulla scena e il Dna individuato sui margini ungueali della vittima, uccisa il 13 agosto 2007.
Cosa può succedere ora
Una volta pronte le relazioni tecniche, non si esclude un nuovo avviso di chiusura inchiesta da parte dei pubblici ministeri, con il deposito degli esiti degli ulteriori approfondimenti richiesti.
Si tratta di accertamenti disposti nel tentativo di rafforzare il quadro finora tracciato: un quadro che, secondo diversi osservatori, resta di natura indiziaria e non appare in grado di scardinare quello definito dalla Cassazione con il verdetto definitivo emesso a suo tempo.