venerdì, Maggio 8

Garlasco, i carabinieri smontano la condanna di Stasi: “Elementi incomprensibili e paradossali”

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna ancora una volta al centro dell’attenzione nazionale. Stavolta, però, a scuotere il quadro investigativo è un documento interno dei carabinieri che mette in discussione alcuni dei principali elementi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Nell’informativa del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano emergono parole durissime. Gli investigatori parlano infatti di aspetti “incomprensibili” e “paradossali”, facendo riferimento alla ricostruzione processuale che negli anni ha sostenuto l’accusa contro l’ex fidanzato di Chiara Poggi.

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Secondo quanto riportato negli atti, il caso sarebbe stato influenzato da una “suggestione processuale e mediatica” protratta nel tempo, capace di orientare interpretazioni e valutazioni investigative. Un passaggio che sta già facendo discutere esperti, legali e opinione pubblica.

Il nodo della bicicletta e i dubbi degli investigatori

Tra gli elementi maggiormente contestati nell’informativa c’è la vicenda della bicicletta nera attribuita ad Alberto Stasi. Per anni, infatti, quella bici Holland è stata considerata uno degli indizi più rilevanti del processo.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Stasi avrebbe utilizzato la bicicletta il giorno del delitto e successivamente modificato alcuni dettagli, come i pedali, per ostacolare le indagini. Una teoria che oggi gli stessi carabinieri definiscono poco credibile sotto il profilo logico.

Nel documento viene evidenziato come la testimone considerata più attendibile avesse descritto un mezzo “totalmente diverso” rispetto alla bici sequestrata anni dopo dagli investigatori. Un dettaglio che, secondo gli autori dell’informativa, indebolirebbe in maniera significativa il collegamento tra Stasi e quel veicolo.

Gli investigatori si pongono anche un’altra domanda ritenuta centrale: perché un presunto assassino “freddo e calcolatore” avrebbe dovuto modificare la bicicletta invece di farla sparire completamente? Un comportamento definito “illogico” e difficilmente spiegabile.

Le impronte e il mistero del dispenser del sapone

Tra i punti analizzati nel nuovo documento ci sono anche le impronte trovate sul dispenser del sapone nella villetta di via Pascoli. Per anni quelle tracce sono state considerate compatibili con un possibile lavaggio delle mani da parte dell’assassino dopo il delitto.

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