Il caso Garlasco torna ancora una volta al centro della cronaca italiana con una nuova intercettazione destinata a far discutere. A finire sotto i riflettori è il celebre scontrino del parcheggio di Vigevano, considerato per anni uno dei punti chiave dell’alibi di Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo quanto emerge dalle nuove carte investigative, una conversazione intercettata tra i genitori di Sempio rischierebbe infatti di mettere in discussione l’autenticità e il reale valore di quel documento. Una novità che potrebbe avere conseguenze pesanti nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto avvenuto il 13 agosto 2007.
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La frase del padre di Sempio

L’intercettazione ambientale risale al 22 ottobre scorso ed è contenuta nell’informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Durante una conversazione con la moglie Daniela Ferrari, il padre di Andrea Sempio avrebbe pronunciato una frase che gli investigatori considerano estremamente delicata:
«Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!»
Parole che, secondo gli inquirenti, potrebbero insinuare dubbi concreti sul famoso ticket del parcheggio di Vigevano mostrato negli anni come elemento a sostegno dell’alibi di Sempio. Quel tagliando avrebbe infatti collocato il 38enne fuori da Garlasco nell’orario compatibile con la morte di Chiara Poggi.
Già in passato lo scontrino era stato oggetto di polemiche e verifiche investigative, ma oggi le nuove intercettazioni sembrano riaprire completamente la questione.
La nuova ricostruzione dell’orario della morte
Uno degli aspetti centrali della nuova indagine riguarda proprio la revisione della finestra temporale dell’omicidio. Le recenti consulenze medico-legali disposte dalla Procura di Pavia avrebbero infatti spostato più avanti l’orario della morte della giovane.
Secondo la nuova ricostruzione investigativa, Chiara Poggi potrebbe essere stata uccisa tra le 10:30 e le 12. Questo dettaglio diventa fondamentale perché andrebbe a indebolire ulteriormente la validità dello scontrino di Vigevano come prova a favore di Andrea Sempio.
Gli investigatori sostengono che il nuovo quadro temporale renderebbe compatibili gli spostamenti dell’indagato con la presenza sulla scena del crimine.
Le agende e l’ansia per Stasi
Nell’informativa finale emergono anche altri elementi ritenuti significativi dagli investigatori. Tra questi ci sarebbero alcuni appunti trovati nelle vecchie agende di Andrea Sempio, risalenti al periodo tra il 2019 e il 2021.
Frasi come “Molta ansia – 2 archiviazioni”, “Stasi ha chiesto la riapertura” e “mamma in panico per la cosa di Stasi” vengono considerate dagli inquirenti indicatori di una forte preoccupazione legata alla possibile riapertura del caso.
Secondo la Procura, questi elementi si sommerebbero alle numerose intercettazioni ambientali raccolte negli ultimi mesi, comprese quelle in cui Sempio parla da solo in auto commentando il sangue presente sulla scena del delitto.
Gli investigatori contro la ricostruzione del processo Stasi
Nelle nuove informative investigative vengono inoltre messi fortemente in discussione diversi elementi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015.
I carabinieri parlano apertamente di aspetti “incomprensibili” e “paradossali”, soffermandosi soprattutto sul tema della bicicletta nera e sullo scambio dei pedali, uno degli indizi più discussi dell’intera vicenda giudiziaria.
Secondo gli investigatori, alcune ricostruzioni elaborate durante il processo Stasi presenterebbero evidenti criticità logiche. In particolare, viene definito poco credibile il fatto che un eventuale assassino così “freddo e calcolatore” non abbia fatto sparire completamente la bicicletta utilizzata per raggiungere via Pascoli.
I militari sottolineano inoltre come vi fosse una sola testimone considerata realmente attendibile nella descrizione della bicicletta vista vicino all’abitazione di Chiara Poggi la mattina del delitto.
Un caso ancora pieno di ombre
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua dunque a vivere una nuova fase fatta di dubbi, intercettazioni e ricostruzioni alternative.
La Procura di Pavia ritiene oggi Andrea Sempio il possibile autore del delitto, ipotizzando un movente legato a rancori personali e a un approccio respinto dalla giovane. La difesa dell’indagato continua però a respingere ogni accusa, contestando il valore delle intercettazioni e la lettura investigativa degli elementi raccolti.
Nel frattempo cresce anche il dibattito sulla possibile revisione del processo ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Le nuove indagini potrebbero infatti aprire scenari clamorosi su uno dei casi giudiziari più controversi della storia italiana recente.