Il punto centrale riguarda il trasporto del corpo. La Procura ipotizza che il corpo di Chiara Poggi sia stato spinto lungo le scale della cantina. Ma Redaelli osserva che sui primi gradini sono presenti soltanto gocciolature — non tracce di trascinamento. Un dettaglio che, se confermato, mette in discussione l’intera ricostruzione della dinamica.
Ancora più significativa la questione degli schizzi di sangue. Il capo d’imputazione descrive una violenza estrema — quattro o cinque fendenti tali da provocare una frattura cranica ampia. Ma le tracce ematiche rilevate lungo il percorso non sembrano compatibili con un’azione di quella portata. “Non si riscontrano tracce di sangue compatibili con un’azione di quel tipo, né schizzi significativi che indichino un movimento violento del corpo contundente”, sottolinea il consulente.
La cautela di Redaelli: “Ho dubbi, ma serve vedere tutto il materiale”
Redaelli mantiene un approccio prudente. La sua conclusione non è una condanna definitiva della nuova inchiesta, ma un invito a non correre: “Ho diversi dubbi sulla ricostruzione, ma è necessario vedere tutto il materiale investigativo raccolto dalla Procura”. Una posizione che introduce crepe evidenti nell’impianto accusatorio senza chiudere del tutto la porta a elementi ancora non pubblici.
I Poggi: “Siamo stanchi di questo calvario — la verità è già stata scritta”
Sullo sfondo resta il dolore che non passa. Ogni riapertura del caso è stata vissuta dai genitori di Chiara come un ritorno all’incubo. Nel 2025, quando le indagini furono riattivate, non nascosero la loro stanchezza: “Siamo stanchi di questo calvario”. Oggi, con nuove ipotesi e nuovi nomi al centro dell’attenzione, quella sensazione sembra tornare. Ma insieme a una convinzione che non è mai cambiata: “La verità è già stata scritta. E tutto il resto, per ora, resta sotto accusa”.
Il caso Garlasco si avvicina a una fase decisiva — l’interrogatorio di Sempio fissato per il 6 maggio, la possibile chiusura delle indagini, l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Ma mentre la Procura costruisce la sua tesi, il fronte opposto — tecnico, legale e umano — lavora per smontarla. E i dubbi sollevati dal perito Redaelli non sono facili da ignorare.