domenica, Giugno 28

Garlasco, la famiglia Poggi denuncia hater e youtuber

La nuova ondata mediatica sul delitto di Garlasco sta avendo conseguenze pesanti anche fuori dalle aule giudiziarie. Mentre la Procura di Pavia continua a lavorare sul nuovo filone investigativo legato ad Andrea Sempio, la famiglia di Chiara Poggi avrebbe deciso di reagire legalmente contro decine di persone accusate di aver diffuso fake news, accuse infamanti e contenuti ritenuti diffamatori.

Secondo quanto emerso, nelle ultime settimane sarebbero state depositate numerose querele nei confronti di hater, blogger, youtuber e utenti social che avrebbero alimentato campagne online contro i familiari della vittima.

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Al centro della vicenda ci sarebbero soprattutto contenuti diffusi attraverso video, dirette streaming e post pubblicati sui social network dopo la riapertura dell’attenzione mediatica sul caso.

Le accuse contro la famiglia Poggi

Tra le ricostruzioni finite nel mirino dei legali ci sarebbero soprattutto quelle che insinuavano una presunta volontà della famiglia Poggi di “coprire” Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara.

In altri casi, online sarebbero circolate teorie secondo cui i familiari della vittima avrebbero avuto interesse a ostacolare eventuali sviluppi favorevoli ad Alberto Stasi per motivi economici legati ai risarcimenti. Accuse considerate gravissime dalla famiglia e dai loro avvocati.

Secondo il legale Gian Luigi Tizzoni, molti dei contenuti pubblicati online sarebbero “usciti dalla fantasia più assoluta” e avrebbero avuto un impatto devastante sulla vita privata dei genitori di Chiara e del fratello Marco.

“Aggrediti senza poter replicare”

La famiglia Poggi avrebbe vissuto con enorme sofferenza la nuova esplosione mediatica legata al caso. “Erano aggrediti senza possibilità di replica”, ha spiegato l’avvocato Tizzoni, riferendosi soprattutto alle trasmissioni online e ai contenuti diffusi sul web.

Secondo il legale, molti creator e youtuber avrebbero raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni senza però offrire un reale contraddittorio o verificare le informazioni diffuse. Ed è proprio questo uno degli aspetti che avrebbe convinto la famiglia a intervenire per vie legali.

Le querele per diffamazione e stalking

Le denunce presentate alla Procura di Milano riguarderebbero principalmente i reati di diffamazione aggravata e stalking. La lista delle persone querelate comprenderebbe utenti social, blogger, youtuber e soggetti che negli ultimi mesi avrebbero pubblicato contenuti ritenuti lesivi nei confronti della famiglia Poggi. Secondo quanto riferito dai legali, il problema non sarebbe soltanto la diffusione delle accuse, ma anche la pressione continua generata dall’enorme esposizione online.

Molti contenuti dedicati al caso Garlasco stanno infatti registrando numeri altissimi tra dirette, podcast, video analisi e trasmissioni web.

Il tema dei risarcimenti ad Alberto Stasi

Uno dei punti che avrebbe maggiormente ferito la famiglia riguarda le insinuazioni economiche circolate online. Secondo alcune teorie diffuse sui social, i Poggi avrebbero temuto una revisione del processo per evitare di dover restituire eventuali somme ricevute da Alberto Stasi.

Una ricostruzione che l’avvocato Tizzoni definisce “svilente”. Il legale ha infatti chiarito che le somme versate da Stasi sarebbero conservate su un conto dedicato e che la famiglia non le utilizzerebbe per il proprio sostentamento.

“La famiglia Poggi va avanti serenamente con le proprie disponibilità”, ha spiegato.

Il nuovo boom mediatico sul caso Garlasco

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua a generare un’enorme attenzione mediatica. La nuova inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio ha riacceso il dibattito pubblico e alimentato nuove teorie, sospetti e discussioni sui social network.

Ma insieme all’interesse mediatico, sarebbe cresciuta anche una spirale di odio online che ora rischia di spostarsi direttamente nelle aule giudiziarie. E proprio per cercare di fermare questa escalation, la famiglia Poggi sembra aver deciso di intraprendere una dura battaglia legale contro chi avrebbe superato il limite tra opinione, cronaca e diffamazione.