Il caso Garlasco si avvicina alla sua fase più decisiva in quasi vent’anni di storia giudiziaria. La Procura di Pavia si prepara a chiudere nelle prossime settimane la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi — uccisa il 13 agosto 2007 — e le carte investigative rimaste riservate stanno per essere scoperte. Quello che emerge, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, potrebbe ribaltare la verità giudiziaria fin qui consolidata: Andrea Sempio verso il processo, Alberto Stasi verso la revisione della condanna.
Sempio verso il rinvio a giudizio
La chiusura delle indagini sarà seguita, al netto dei tempi tecnici, dalla richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio — oggi al centro della nuova ricostruzione accusatoria. Gli inquirenti ritengono di aver raccolto elementi sufficienti per sostenere in aula l’ipotesi che sia stato lui, all’epoca 19enne e amico del fratello della vittima, il presunto autore del delitto di Garlasco. Un’ipotesi che fino a pochi anni fa sembrava relegata ai margini del dibattito giudiziario e che ora si avvia verso una verifica formale in un’aula di tribunale.
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Stasi verso la revisione del processo

Il rovescio della medaglia — e la notizia forse ancora più clamorosa — riguarda Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto emerge dalla nuova inchiesta, non sarebbero emersi elementi che lo collocano sulla scena del crimine al momento del delitto, mentre altri riscontri entrerebbero in contrasto con quanto stabilito nelle sentenze di condanna. Un quadro che apre la strada concreta alla richiesta di revisione del processo.
La strada però non è semplice. La condanna definitiva della Cassazione attribuisce il delitto a un solo autore. Escludere Stasi dalla scena del crimine senza un procedimento formale di revisione è tecnicamente impossibile. Un eventuale iter richiederebbe il parere della Procura generale di Milano e la decisione finale della Corte d’Appello di Brescia — un percorso lungo e complesso, ma non impossibile.
L’incontro urgente tra le Procure di Pavia e Milano
Proprio su questi due binari paralleli si inserisce l’incontro istituzionale urgente tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. Due le ipotesi sul tavolo: discutere la chiusura dell’indagine riaperta a inizio 2025 oppure affrontare direttamente il tema della revisione del processo Stasi. Un confronto che nelle prossime ore potrebbe chiarire la direzione che la macchina giudiziaria intende prendere.
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Le nuove prove: DNA, orario della morte e impronte
A sostenere la nuova ricostruzione investigativa ci sono diversi elementi tecnici depositati nelle ultime settimane. La perizia medico-legale affidata a Cristina Cattaneo colloca l’orario della morte di Chiara Poggi tra le 10.30 e le 12, con una maggiore probabilità tra le 11 e le 11.30 — in linea con le prime valutazioni del medico legale Marco Ballardini dell’epoca, ma in potenziale contrasto con alcune ricostruzioni processuali successive.
Rilevanti anche gli approfondimenti genetici del professor Carlo Previderé, che ha riesaminato tutte le tracce biologiche partendo dai dati grezzi. Il risultato più discusso riguarda il DNA rilevato sui pedali della bicicletta di Stasi: il valore coinciderebbe con quello trovato su un cucchiaino utilizzato dalla vittima — un dato che, secondo i nuovi consulenti, potrebbe avere un significato diverso da quello interpretato nelle sentenze di condanna.
Le nuove analisi sulla scena del crimine avrebbero inoltre escluso l’utilizzo del lavabo del bagno al piano terra da parte dell’assassino, rimettendo in discussione alcune interpretazioni delle impronte attribuite alle scarpe di Stasi. Dettagli tecnici che, uno per uno, costruiscono un quadro alternativo a quello giudicato definitivo dalla Cassazione.
Le piste alternative scartate
Gli inquirenti prendono nettamente le distanze dalle piste alternative circolate negli anni sui media e sui social: i presunti festini con droghe, i riti satanici, il coinvolgimento di più persone sulla scena del crimine. Tutte ipotesi ritenute prive di riscontro investigativo concreto. La nuova inchiesta punta su Sempio come unico autore — non su una banda o su scenari più complessi.
Una verità che potrebbe essere riscritta
Il caso Garlasco è uno dei più seguiti e discussi nella storia giudiziaria italiana recente. Quasi vent’anni di processi, sentenze, revisioni mediatiche e polemiche. Ora, per la prima volta, la macchina giudiziaria sembra davvero pronta a rimetterla in moto in modo formale — con un imputato diverso, con prove nuove e con la possibilità concreta che un uomo già condannato in via definitiva possa vedere il suo processo rivisto.
Cosa succederà nelle prossime settimane dipenderà dall’esito dell’incontro tra le Procure e dai tempi tecnici della chiusura delle indagini. Ma il dado sembra tratto.