Mentre Stati Uniti e Israele bombardano l’Iran per il decimo giorno consecutivo e il prezzo del petrolio vola oltre i 119 dollari al barile, c’è un attore che si muove con una lucidità strategica difficile da ignorare: Vladimir Putin. Il presidente russo non spara un colpo, non schiera un soldato, non prende posizione pubblica sul conflitto.
Eppure nelle ultime 48 ore ha compiuto tre mosse che disegnano con precisione dove Mosca vuole arrivare: ha telefonato a Trump per oltre un’ora, ha inviato un messaggio di congratulazioni alla nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei e ha offerto gas e petrolio all’Unione Europea — a patto che la cooperazione sia di lungo termine.

Non è neutralità. È una strategia costruita su misura attorno al caos altrui. Putin sa che la guerra in Iran ha fatto esplodere i prezzi energetici, ha messo sotto pressione le economie occidentali, ha distratto Washington dall’Ucraina e ha riconsegnato alla Russia — il più grande produttore di petrolio e gas al mondo — un peso specifico enorme nei rapporti con l’Europa. Il momento è ghiotto, come avrebbero detto i vecchi diplomatici sovietici. E lo zar non lo sta sprecando.
Ma cosa si sono detti Trump e Putin? Cosa significa il messaggio a Khamenei? E soprattutto — l’Europa abboccherà all’offerta sul gas?
La telefonata con Trump: un’ora su Iran e Ucraina, “costruttiva e franca”
Dopo settimane di gelo, i contatti tra Washington e Mosca si sono riallacciati con una telefonata di oltre un’ora tra Trump e Putin. Il Cremlino l’ha descritta come “costruttiva, molto franca e professionale”. Sul tavolo c’erano entrambi i dossier caldi: il conflitto in Medio Oriente e l’Ucraina. Putin avrebbe avanzato “diverse proposte per porre fine rapidamente al conflitto con l’Iran” — senza però specificarne il contenuto — e sul fronte ucraino avrebbe ribadito che la Russia sta avanzando rapidamente e che questo dovrebbe “portare Kiev ad accettare i negoziati”.
Per Putin, la guerra in Iran è un’opportunità diplomatica rara. Con Trump impegnato su due fronti contemporaneamente — il Medio Oriente e la gestione politica interna — Mosca torna ad essere interlocutore necessario. E lo zar lo sa: non è un caso che abbia aspettato il momento di massima pressione su Washington per riprendere il filo della conversazione.



















