Il giudice per le indagini preliminari di Trento ha disposto l’imputazione coatta per Maurizio Fugatti, presidente della provincia autonoma di Trento, nel procedimento sulla morte dell’orso M90. La decisione obbliga la procura a esercitare l’azione penale per il reato di uccisione di animale con crudeltà o senza necessità.
L’ordine riguarda l’abbattimento dell’orso avvenuto nel febbraio 2024, eseguito senza sedazione e senza la presenza di veterinari, in violazione delle linee guida previste dal Pacobace, il Piano d’azione interregionale che disciplina la gestione degli orsi sulle Alpi centro-orientali. Secondo il gip, le modalità dell’intervento non rispettarono i protocolli e causarono una lunga agonia all’animale.
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La dinamica dell’abbattimento e le contestazioni del giudice
M90 era monitorato tramite radiocollare dal 2023 dopo alcuni comportamenti considerati pericolosi, tra cui l’inseguimento di due persone a Mezzana. Il 6 febbraio 2024 venne abbattuto da una squadra della forestale poche ore dopo l’ordinanza firmata da Fugatti.
Il giudice contesta due elementi principali: l’assenza della sedazione e la mancata presenza di veterinari. L’autopsia ha accertato che l’orso morì dissanguato dopo essere stato colpito da due proiettili, evidenziando sofferenze prolungate.
Indagati anche due funzionari provinciali
Oltre a Fugatti, il gip ha chiesto l’iscrizione nel registro degli indagati di due funzionari provinciali coinvolti nell’operazione. Il provvedimento ribalta la richiesta della procura, che aveva chiesto l’archiviazione del caso.
Ora la procura dovrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio. Successivamente sarà il gup a decidere se aprire il dibattimento o, in alternativa, dichiarare il non luogo a procedere, ipotesi ritenuta improbabile dal gip.
Il quadro legale: cosa rischia Fugatti
Il reato contestato è previsto dall’articolo 544 bis del codice penale. Le pene vanno da 6 mesi a 3 anni di reclusione, con multe fino a 30.000 euro. Se le sofferenze dell’animale risultano prolungate volontariamente, la pena può salire fino a 4 anni di carcere e 60.000 euro di multa.
Fugatti ha difeso pubblicamente la sua decisione, sostenendo la legittimità dell’intervento e ribadendo la necessità di proteggere la popolazione locale in un territorio dove gli incidenti con grandi carnivori sono un tema politico e sociale molto acceso.