venerdì, Aprile 24

Caldo, freddo e inquinamento uccidono il cuore: la ricerca su 8 milioni di persone che cambia la prevenzione cardiovascolare

Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale. È anche un problema cardiologico. Una nuova ricerca presentata al congresso ESC Preventive Cardiology 2026 — l’appuntamento annuale dell’Associazione europea di cardiologia preventiva — lo dimostra con numeri che difficilmente si dimenticano: durante le ondate di calore, infarti e ictus aumentano del 7,5% già nel giorno stesso dell’esposizione. E quando a temperature estreme si aggiunge l’inquinamento, il rischio sale ancora.

Lo studio: 8 milioni di persone per 10 anni

I dati vengono dalla coorte polacca EP-Particles/Polish Smog, che ha studiato oltre otto milioni di residenti nella Polonia orientale tra il 2011 e il 2020. Un campione enorme, che ha permesso di collegare con precisione i dati su ricoveri acuti e mortalità alle esposizioni ambientali registrate sul territorio.

L’endpoint principale era quello dei MACCE — i principali eventi cardiovascolari e cerebrovascolari avversi: morte cardiovascolare, infarto miocardico e ictus ischemico. Nel decennio analizzato sono stati rilevati 573.538 MACCE, 377.373 decessi cardiovascolari e 831.246 morti per tutte le cause. Numeri enormi che rendono i risultati statisticamente solidi e difficilmente contestabili.

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Il caldo: effetto immediato e fulminante

Le ondate di calore colpiscono il cuore in modo rapido. Gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori aumentano del 7,5% già nel giorno stesso dell’esposizione. I decessi cardiovascolari crescono del 9,5%. Un effetto quasi immediato, che lascia poco tempo per intervenire e che spiega perché le estati sempre più calde stiano diventando un problema di salute pubblica di prima grandezza.

Il freddo: più lento ma più persistente

Le ondate di freddo funzionano diversamente: l’effetto è più lento ma più prolungato nel tempo. Il rischio di MACCE aumenta tra il 4% e il 5,9% nei giorni successivi all’esposizione, mentre il rischio di morte cardiovascolare cresce tra il 4,7% e il 6,9%. Un impatto che si accumula giorno dopo giorno, rendendo i periodi di freddo estremo altrettanto pericolosi per il cuore, pur con meccanismi diversi rispetto al caldo.

Il fattore moltiplicatore: l’inquinamento atmosferico

Il dato più rilevante dello studio riguarda però l’effetto combinato tra temperature estreme e qualità dell’aria. L’ozono e il benzo[a]pirene intensificano gli effetti delle ondate di calore, mentre ozono, PM2.5 e biossido di azoto aggravano l’impatto delle ondate di freddo. In pratica, respirare aria inquinata durante un’ondata termica — caldo o freddo — moltiplica il rischio cardiovascolare in modo significativo.

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