In una seconda analisi della stessa coorte, circa il 13% dei decessi cardiovascolari è risultato associato all’inquinamento atmosferico, pari a 71.440 anni di vita persi nel decennio osservato. Un dato che, da solo, giustifica politiche di qualità dell’aria ben più aggressive di quelle attualmente in vigore nella maggior parte dei Paesi europei.
I numeri globali: 1,8 milioni di morti l’anno per temperature non ottimali
Lo studio polacco si inserisce in un quadro scientifico internazionale sempre più preoccupante. Un’analisi pubblicata su JACC, basata su dati di 32 Paesi, stima che ogni anno circa 1,8 milioni di decessi cardiovascolari siano attribuibili a temperature non ottimali: l’8,20% legato al freddo e lo 0,66% al caldo — ma con una quota legata alle alte temperature in progressivo aumento nel contesto del cambiamento climatico.
Un altro studio internazionale, pubblicato su Circulation e basato su 567 città in 27 Paesi, ha rilevato che i giorni di caldo estremo sono associati a 2,2 decessi cardiovascolari aggiuntivi ogni mille morti cardiovascolari, mentre i giorni di freddo estremo arrivano a 9,1 decessi aggiuntivi ogni mille. L’insufficienza cardiaca è risultata tra le condizioni più vulnerabili agli sbalzi estremi di temperatura.
La risposta della cardiologia: ambiente come fattore di rischio prevenibile
Le principali società cardiologiche internazionali — ESC, American College of Cardiology, American Heart Association e World Heart Federation — hanno pubblicato nel 2026 un documento congiunto che invita esplicitamente a considerare gli stress ambientali come fattori prevenibili di malattia cardiovascolare. Nel documento vengono elencati tra i rischi principali: inquinamento dell’aria, rumore, luce artificiale notturna, contaminanti chimici e impatti del cambiamento climatico, comprese le ondate di calore.
Un cambio di paradigma importante: il cuore non si ammala solo per colesterolo, sedentarietà e fumo. Si ammala anche per l’aria che respiriamo e per il clima in cui viviamo. E con le estati sempre più calde, questo fattore di rischio diventerà sempre più difficile da ignorare.