In un’intervista al Secolo d’Italia, Bianco ha spiegato le ragioni della sua scelta con una franchezza insolita per i toni ovattati del dibattito referendario. “Proprio perché vengo da una storia di sinistra — ha detto — ritengo che oggi sia necessario avere il coraggio di affrontare seriamente il tema del funzionamento della giustizia.” Una frase che suona come una critica implicita a chi, nel suo campo politico, ha scelto il No per ragioni di appartenenza più che di merito.
Bianco riconosce che la riforma non sia perfetta: “Non dico che sia una riforma perfetta — spiega — potrà certamente essere migliorata nel tempo. Ma rappresenta comunque l’inizio di un percorso per intervenire su un sistema che ha bisogno di cambiamenti profondi.” Un argomento pragmatico, lontano dall’entusiasmo ideologico che caratterizza spesso il dibattito sulla giustizia in Italia.
La vicenda personale: sette anni di indagini per un’accusa poi rivelatasi infondata
A rendere la posizione di Bianco ancora più significativa è la vicenda personale che racconta nell’intervista. L’ex ministro ha vissuto sulla propria pelle un processo durato anni, avviato per una presunta turbativa d’asta che si è rivelata infondata. Sette anni di indagini, al termine dei quali è stato assolto in primo grado. Un’esperienza che ha lasciato un segno profondo nella sua visione del sistema giudiziario italiano e che, spiega, lo ha convinto della necessità di riformarlo.
Non è la prima volta che un politico o un imprenditore racconta di essere stato travolto da un’indagine che si è conclusa con un nulla di fatto dopo anni di calvario. Ma che sia un uomo di sinistra a farlo — e che lo faccia in modo così diretto — è un elemento che cambia il peso specifico della testimonianza.
L’appello al voto di coscienza: “Non tutta la sinistra è per il No”
Bianco è consapevole di essere in minoranza nel suo campo politico, ma invita a non trasformare il voto referendario in uno scontro di partito. “È vero che la maggioranza del Partito Democratico è orientata per il No — osserva — ma non tutta. Su una questione così delicata penso che ogni cittadino, e ogni militante, debba votare secondo coscienza.” Un appello diretto agli elettori del centrosinistra, a cui chiede di non seguire ciecamente la linea di partito su un tema che riguarda i diritti di tutti.
Nel sostenere la riforma, Bianco richiama anche alcune figure di riferimento del dibattito giuridico italiano: cita il costituzionalista Augusto Barbera e ricorda l’eredità di Marco Pannella, il leader radicale che spesso ha sostenuto riforme istituzionali considerate difficili ma necessarie. Un tentativo di costruire una genealogia culturale per il suo Sì che vada oltre la logica destra-sinistra.
La partita sull’affluenza: “Più si vota, più vince il Sì”
Guardando al voto di marzo, Bianco individua nell’affluenza la variabile decisiva. “Più alta sarà la partecipazione — sostiene — più aumenteranno le possibilità che vinca il Sì.” Per questo ha annunciato che nelle prossime settimane girerà l’Italia per sostenere il referendum. Una campagna che potrebbe avere un impatto reale, soprattutto tra quegli elettori di centrosinistra che si sentono a disagio con la linea del No imposta da Schlein ma non sanno come giustificare il proprio dissenso. Bianco gli ha appena offerto una risposta.















