Un gesto formale, ma carico di significato politico. La convocazione dell’ambasciatrice italiana a Teheran segna un nuovo irrigidimento nei rapporti tra Italia e Iran, aprendo una fase di tensione diplomatica che si inserisce in un quadro internazionale già fragile.
La decisione delle autorità iraniane arriva dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sull’ipotesi di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea. Un passaggio che, per Teheran, rappresenta una linea rossa.
La convocazione a Teheran

L’ambasciatrice italiana Paola Amadei è stata convocata al ministero degli Esteri iraniano, dove è stata ricevuta dal direttore generale per l’Europa occidentale Ali Reza Yousefi. Durante l’incontro, le autorità iraniane hanno espresso una protesta ufficiale contro quelle che sono state definite “dichiarazioni irresponsabili” da parte del governo italiano.
Secondo Teheran, le parole di Tajani rappresentano un’ingerenza inaccettabile negli affari interni della Repubblica Islamica e rischiano di compromettere seriamente i rapporti bilaterali.
La linea dell’Italia e la proposta a Bruxelles
Il ministro degli Esteri ha annunciato l’intenzione di portare la questione al Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea, proponendo l’inserimento dei Pasdaran nella blacklist Ue in coordinamento con altri partner.
Una mossa che colloca l’Italia lungo una linea già seguita da Stati Uniti e Germania, puntando a colpire non solo il ruolo militare ma anche il peso economico delle Islamic Revolutionary Guard Corps, oggi uno degli attori più potenti dell’Iran.
I Pasdaran, infatti, non sono soltanto una forza armata: controllano settori strategici dell’economia, dall’energia alle infrastrutture, dalle telecomunicazioni alla finanza, con ramificazioni che superano i confini nazionali.
La reazione iraniana: “Conseguenze dannose”
Nel colloquio con l’ambasciatrice italiana, Yousefi ha ribadito che le Guardie Rivoluzionarie sono parte integrante delle forze armate ufficiali iraniane. Per questo, qualsiasi tentativo di etichettarle come organizzazione terroristica viene considerato una provocazione diretta.
Teheran ha avvertito che eventuali nuove sanzioni o designazioni ostili potrebbero avere “conseguenze dannose” sui rapporti diplomatici, invitando Roma a riconsiderare quello che definisce un atteggiamento avventato.
Un nodo europeo ancora irrisolto
La proposta italiana dovrà però superare uno scoglio decisivo: l’unanimità dei Ventisette. Al momento, alcuni Paesi europei – in particolare Francia e Spagna – mantengono forti riserve sulla misura, temendo un’escalation diplomatica irreversibile.
L’inserimento dei Pasdaran nella lista nera potrebbe infatti chiudere gli ultimi canali di dialogo con Teheran, rendendo più complessi eventuali negoziati sul programma nucleare iraniano e sul rilascio di cittadini europei detenuti nel Paese.
Il precedente americano e lo scenario globale
Gli Stati Uniti hanno già compiuto questo passo nel 2019, durante la presidenza Trump, seguiti in seguito da Canada e Australia. Un’eventuale adesione dell’Unione europea rappresenterebbe un salto di qualità nella pressione internazionale sull’Iran.
La mossa italiana, dunque, non è isolata ma si inserisce in una strategia geopolitica più ampia, in un momento segnato da forti tensioni sul piano dei diritti umani, dei conflitti regionali e degli equilibri energetici.
Il confronto è ora aperto: nelle prossime settimane, la diplomazia europea sarà chiamata a scegliere tra il mantenimento di un fragile dialogo e un ulteriore irrigidimento nei confronti di Teheran.



















