Secondo Antiseri, il sapere umano non è mai definitivo: è un cammino fallibile, costantemente esposto alla revisione. Questa visione diventò il fulcro della sua riflessione filosofica e della sua concezione della società aperta, fondata sul pluralismo e sul confronto pacifico tra idee diverse.
Il manuale che ha formato generazioni
Uno dei contributi più concreti e duraturi di Antiseri è il monumentale manuale di filosofia scritto insieme a Giovanni Reale. Un’opera che ha accompagnato per decenni gli studenti dei licei italiani, offrendo una narrazione storica rigorosa ma accessibile del pensiero occidentale.
Per Antiseri la filosofia non doveva restare chiusa nei circoli accademici, ma diventare patrimonio diffuso. Combatteva ogni forma di elitarismo culturale e vedeva nell’insegnamento una missione civile. La sua attività alla Luiss Guido Carli di Roma testimonia questa vocazione: i suoi allievi ricordano un docente capace di trasmettere non solo contenuti, ma il gusto del dubbio e della ricerca.
Fede e relativismo: una tesi controcorrente
Profondamente credente, Antiseri elaborò una posizione che suscitò dibattito: “Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano”, titolo di uno dei suoi libri più noti. Secondo la sua visione, l’uomo, essendo limitato, non può possedere la verità assoluta, che appartiene solo a Dio. Da qui l’esigenza di un atteggiamento relativista nel senso epistemologico: riconoscere la parzialità di ogni punto di vista umano.
Una tesi che attirò critiche da ambienti ecclesiastici più conservatori, ma che Antiseri difese come espressione autentica di un cristianesimo rispettoso della libertà e della dignità altrui.
L’ultimo messaggio: il dubbio come cammino
Nella sua ultima opera, I dubbi del viandante, Antiseri consegna una sorta di testamento intellettuale. Il viandante è colui che non si ferma davanti a verità acquisite, che accetta l’incertezza come condizione esistenziale e trasforma il dubbio in risorsa.
La sua produzione è stata tradotta anche in Cina e in Russia, segno della portata internazionale di un pensiero capace di parlare a culture diverse. La scomparsa di Antiseri lascia un vuoto nel dibattito pubblico italiano, ma resta viva la sua eredità: l’invito a non smettere mai di interrogarsi, a diffidare delle certezze assolute e a coltivare il confronto come fondamento della convivenza civile.



















