Un dettaglio inquietante riaccende l’attenzione sul caso di Garlasco. Sulla tomba di Chiara Poggi sarebbe stato lasciato un biglietto anonimo con una frase destinata a far discutere: “Ad uccidere Chiara è stato Marco”. A ritrovarlo sarebbe stata la madre della giovane, Rita Preda, che avrebbe immediatamente contattato il legale di famiglia.

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Il ritrovamento nel cimitero di Garlasco
Secondo quanto emerso, il foglietto – a quadretti e scritto in stampatello – sarebbe comparso l’8 ottobre 2007 sulla porta della cappella del cimitero dove riposa la vittima. Poche parole, nessuna firma, nessun riferimento preciso a cognomi o dettagli ulteriori.
La madre di Chiara, scossa dal contenuto del messaggio, avrebbe telefonato all’avvocato Gian Luigi Tizzoni dicendo: “Sto tremando”. Una reazione comprensibile di fronte a un’accusa così diretta e ambigua.
Il nome “Marco” e i dubbi

Nel corso della conversazione, il legale avrebbe ipotizzato un possibile riferimento a Marco Panzarasa, amico di Alberto Stasi. Ma la madre avrebbe risposto di non sapere a chi il biglietto potesse alludere, anche perché il fratello della vittima si chiama proprio Marco.
Un dettaglio che rende la vicenda ancora più delicata e carica di tensione. Il foglietto sarebbe stato consegnato immediatamente alle autorità competenti per le verifiche del caso.
Un elemento rimasto nell’ombra
La telefonata, durata oltre quindici minuti, rappresenterebbe un tassello finora poco noto. Non è chiaro chi possa aver scritto quel messaggio: potrebbe trattarsi di un mitomane, di una provocazione o di un tentativo di depistaggio.
Al momento non risultano sviluppi investigativi legati a quel biglietto, ma la sua esistenza riporta al centro dell’attenzione uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi decenni.
Il caso di Garlasco continua così a generare interrogativi e nuovi spunti, a distanza di anni dai fatti, mantenendo alta l’attenzione dell’opinione pubblica.