C’è una data che ogni tifoso italiano ricorda con amarezza: quella della sconfitta nella finale degli spareggi contro la Bosnia, l’ennesima eliminazione che sembrava chiudere definitivamente la porta dei Mondiali 2026. Eppure il calcio, come la politica, riserva colpi di scena che nessuno sa prevedere. La guerra tra Iran e Stati Uniti ha creato un cortocircuito diplomatico e sportivo che potrebbe riaprire quella porta nel modo più imprevedibile possibile.
Il nodo iraniano: decide Teheran, non il ct

Leggi anche:Rissa nella finale dei Mondiali, la FIFA apre un’indagine: cosa rischiano l’Argentina e i suoi giocatori
Leggi anche:Mondiali, boom di ascolti Rai per la finale: 12,5 milioni davanti alla tv, il web ironizza su Adani
Leggi anche:Mondiali, l’Argentina volta le spalle alla premiazione della Spagna: il gesto che fa discutere
In questi giorni il commissario tecnico della nazionale iraniana Amir Ghalenoei ha parlato chiaro ai microfoni dell’agenzia tedesca Dpa: la sua squadra vuole esserci, non ci sono motivi validi per rinunciare, il gruppo è compatto e motivato. Un discorso rassicurante, che però scontra con una realtà ben più complicata.
Perché Ghalenoei non è l’ultimo decisore. Il governo di Teheran lo è. E il governo iraniano ha già dimostrato in passato di non gradire la presenza dei propri atleti sul suolo americano in momenti di tensione politica. Adesso che tra Iran e Stati Uniti è in corso una guerra vera, con morti, missili e blocchi navali, immaginare che Teheran autorizzi la propria nazionale a volare negli USA per giocare a calcio è un esercizio di ottimismo che molti faticano a sostenere.
Leggi anche: Italia, nuovo Ct dopo il flop Mondiali: scelto Silvio Baldini, chi è
Cosa sta studiando la Fifa
Di fronte a questo scenario la Fifa non è rimasta ferma. Secondo le indiscrezioni pubblicate da The Athletic, i vertici del calcio mondiale starebbero lavorando a un super playoff di emergenza: quattro squadre, semifinali e finale secca, tutto da giocare nelle sedi dei Mondiali nei giorni prima del via ufficiale dell’11 giugno. Un torneo lampo che assegnerebbe uno o due posti aggiuntivi per coprire eventuali vuoti.
Le quattro squadre coinvolte sarebbero le due europee con il ranking Fifa più alto tra quelle rimaste fuori, più due asiatiche. L’Italia è dodicesima nel ranking mondiale e sarebbe la prima candidata in Europa, davanti alla Danimarca. Tradotto: se l’Iran dà forfait e la Fifa sceglie questa strada, gli azzurri avrebbero una seconda possibilità concreta di salire su quell’aereo per il Nord America.
Il regolamento che lascia tutto nelle mani della Fifa
C’è un dettaglio regolamentare che rende lo scenario ancora più aperto. L’articolo 6.7 del regolamento Fifa dice chiaramente che in caso di rinuncia di una nazionale, il Consiglio federale sceglie il sostituto a propria esclusiva discrezione, senza alcun obbligo di seguire criteri geografici o di classifica. In teoria il posto dell’Iran spetterebbe a una squadra asiatica. In pratica, la Fifa ha sempre privilegiato le scelte che massimizzano l’interesse commerciale del torneo.
E in questo senso l’Italia non ha rivali tra le escluse. Quattro titoli mondiali, un seguito globale enorme, un mercato televisivo di primissimo livello. La presenza o l’assenza degli azzurri sposta ascolti in modo misurabile. Gianni Infantino e il Consiglio Fifa lo sanno, e difficilmente lo ignoreranno nel momento della scelta.
Politica, lobby e poco tempo
Oltre al regolamento c’è la diplomazia interna alla Fifa. Il presidente della Uefa Aleksander Ceferin potrebbe esercitare pressioni affinché il posto vacante vada a una squadra europea. La proposta di far giocare l’Iran esclusivamente in Messico per evitare il problema politico è già stata scartata per ragioni logistiche. Il tempo stringe: mancano meno di due mesi all’inizio del torneo.
Nessuno può dire oggi come andrà a finire. Il ct iraniano dice che ci saranno. Il governo di Teheran non ha ancora parlato. La Fifa studia le alternative. E l’Italia aspetta, con quella speranza mista a incredulità tipica di chi credeva di essere già fuori dalla storia e si ritrova improvvisamente di nuovo dentro.