Il calcio italiano prova a ripartire dopo una delle delusioni più pesanti degli ultimi anni. L’eliminazione dalle qualificazioni ai Mondiali 2026 ha lasciato un segno profondo, imponendo alla Federazione una scelta rapida e netta per evitare un prolungato periodo di crisi tecnica e identitaria. La sconfitta ai rigori contro la Bosnia ha rappresentato il punto di rottura definitivo, aprendo le porte a una rifondazione che ora prende forma con una nuova guida in panchina.
In questo scenario, arriva la decisione che segna l’inizio di un nuovo ciclo: sarà Silvio Baldini il commissario tecnico incaricato di guidare l’Italia nella fase di transizione, a partire dalle amichevoli di giugno contro Grecia e Lussemburgo.
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La scelta di Baldini per la ripartenza

La nomina di Baldini rappresenta una scelta tutt’altro che conservativa. Il tecnico, reduce da una crescita professionale significativa culminata con il successo nei playoff di Serie C con il Pescara, si ritrova improvvisamente catapultato alla guida della Nazionale maggiore.
Una decisione che indica chiaramente la volontà della Federazione di rompere con il passato recente e di affidarsi a un profilo capace di portare idee nuove, anche a costo di correre qualche rischio. Baldini non sarà un semplice traghettatore: il suo mandato appare già orientato a costruire qualcosa di più profondo.
Rottura con il passato: fuori molti protagonisti recenti
Uno degli elementi più significativi della nuova gestione riguarda la scelta di lasciare fuori gran parte dei giocatori che hanno preso parte alla fallimentare campagna di qualificazione mondiale. Non si tratta solo di una decisione tecnica, ma anche simbolica.
Da un lato, l’obiettivo è permettere ai veterani di recuperare energie fisiche e mentali dopo una stagione logorante; dall’altro, si vuole lanciare un messaggio chiaro: nessuno è intoccabile. La nuova Italia dovrà nascere senza il peso psicologico dei recenti fallimenti.
Spazio ai giovani: l’asse con l’Under 21
Il progetto di Baldini ruota attorno a una scelta precisa: puntare forte sui giovani. In vista delle amichevoli di giugno, il commissario tecnico è orientato a convocare un gruppo ampiamente composto da giocatori provenienti dalla Nazionale Under 21.
Una strategia facilitata anche dal calendario, che non prevede impegni ufficiali per gli azzurrini fino a settembre. Questo permetterà di testare i talenti emergenti in un contesto di alto livello, accelerando il loro percorso di crescita.
L’obiettivo è duplice: costruire una base solida per il futuro, ma anche verificare subito chi è pronto per il salto definitivo nella Nazionale maggiore.
I pochi confermati e l’equilibrio della squadra
Non mancheranno però alcune eccezioni. Baldini sembra intenzionato a mantenere un minimo di continuità inserendo pochi elementi già nel giro della Nazionale A, soprattutto quelli più giovani o considerati funzionali al nuovo progetto.
Tra i nomi che potrebbero rappresentare il ponte tra passato e futuro ci sono Pisilli e Pio Esposito, insieme ad altri profili in crescita come Carnesecchi, Scalvini e Coppola. Giocatori che, pur avendo già assaggiato il livello più alto, sono ancora perfettamente integrabili in un progetto a lungo termine.
Nuovi talenti pronti al debutto
Le amichevoli contro Grecia e Lussemburgo saranno l’occasione per vedere all’opera diversi volti nuovi. Tra i possibili convocati spiccano nomi come Kayode, Bartesaghi, Comuzzo e Ndour, oltre ad altri giovani interessanti come Lipani, Koleosho ed Ekhator.
Si tratta di una vera e propria scommessa collettiva: trasformare un gruppo di talenti individuali in una squadra competitiva nel giro di poche settimane. Un compito tutt’altro che semplice, ma inevitabile in una fase di rifondazione.
Il cammino verso il 2030
Il debutto di Baldini rappresenterà solo il primo passo. Dopo le amichevoli di giugno, l’Italia tornerà in campo a settembre per la Nations League, con un calendario fitto che offrirà indicazioni più concrete sul valore della nuova Nazionale.
La strada è lunga e piena di incognite, ma la direzione sembra ormai tracciata: puntare sui giovani, costruire un’identità nuova e lasciarsi alle spalle le delusioni recenti. Il percorso verso i Mondiali del 2030 è appena iniziato, e passa da una rivoluzione che non ammette mezze misure.