La Global Sumud Flotilla è ripartita. Ieri la nuova missione ha salpato dal porto di Augusta, in Sicilia, diretta verso Gaza con a bordo donne e uomini di numerose nazionalità. È la seconda spedizione dopo quella precedente, conclusa con il blocco navale israeliano e ben poche risorse alimentari effettivamente consegnate ai palestinesi. Questa volta la situazione geopolitica è diversa — esiste un negoziato in corso, almeno nelle intenzioni — ma chi ha organizzato la missione sostiene che la situazione umanitaria nella Striscia resti di emergenza. E la Commissione europea interviene con un avvertimento che non lascia spazio a equivoci.
La Ue frena: “Scoraggiamo questo tipo di operazione”

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La portavoce della Commissione europea Eva Hrncirova ha parlato chiaro nel corso del briefing giornaliero con la stampa: “Mentre rispettiamo l’impegno umanitario di tutte le persone a bordo della flottiglia, devo dire che scoraggiamo le flottiglie da questo tipo di consegna, perché mettono a rischio la sicurezza dei partecipanti”.
La portavoce ha precisato che nell’Unione europea esiste il diritto di riunione e di esercitare questo tipo di attivismo, e che le leggi sulla navigazione in acque internazionali vanno rispettate. Ma ha anche sottolineato che l’Ue sostiene la consegna di aiuti umanitari attraverso canali basati sui principi umanitari consolidati: “Lavoriamo con i nostri partner e abbiamo lo stesso obiettivo: vogliamo far arrivare cibo e attrezzature necessarie a Gaza e alleviare la sofferenza delle persone lì”. La differenza, implicitamente, sta nel metodo.
Boldrini: “Rompere l’assedio illegale, Gaza si muore ancora”
Dalla parte opposta si schiera Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, che ha difeso con forza la missione. “Nelle scorse ore è partita dalla Sicilia la nuova missione della Global Sumud Flotilla verso Gaza, ancora più partecipata delle precedenti. Come già accaduto, donne e uomini di tantissime nazionalità hanno deciso di agire per rompere l’assedio illegale che opprime la Striscia”, ha dichiarato.
Boldrini ha specificato che l’obiettivo non è solo portare aiuti materiali: “L’obiettivo non è solo portare aiuti umanitari, ma anche denunciare il silenzio che è caduto su Gaza dopo la presunta tregua che in nessun modo ha interrotto il genocidio. A Gaza si muore ancora sotto le bombe israeliane, gli aiuti entrano con il contagocce e in quantità del tutto insufficiente e la popolazione è stremata da privazioni e malattie”.
Il precedente: la missione bloccata da Israele
Non è la prima volta che una flottiglia prova a raggiungere Gaza. La missione precedente si era conclusa con il blocco navale israeliano, senza che le risorse a bordo riuscissero a raggiungere i destinatari in quantità significativa. Quella vicenda aveva alimentato polemiche sia sulla efficacia di questo tipo di operazioni — criticate anche da chi condivide l’obiettivo umanitario — sia sulla sicurezza dei partecipanti, che si trovano a navigare in acque controllate militarmente.
La nuova missione parte in un contesto diverso: esiste un negoziato in corso tra Israele e Hamas, con la mediazione di Qatar, Egitto e altri Paesi. Ma chi organizza la Flotilla non ritiene che la situazione umanitaria nella Striscia sia migliorata abbastanza da rendere superflua un’azione diretta.
Due visioni che non si incontrano
La vicenda fotografa una divisione che va oltre la contingenza di questa missione. Da una parte chi ritiene che l’azione diretta e visibile sia necessaria per mantenere l’attenzione su Gaza e forzare i corridoi umanitari. Dall’altra chi — inclusa la Commissione europea — sostiene che operazioni di questo tipo rischino di mettere in pericolo i partecipanti senza garantire risultati concreti, e che il canale degli aiuti organizzati in collaborazione con le autorità competenti sia più efficace.
Quello che succederà nelle prossime ore — quando la Flotilla si avvicinerà alle acque israeliane — dirà quale delle due visioni aveva ragione.